Eucaristia e Incarnazione alla luce dello Spirito Santo
don Renzo Lavatori
Gennaio 2005

 L'Eucaristia costituisce eminentemente il sacramento dello Spirito Santo, perché più d'ogni altro è il sacramento della presenza di Cristo, in tutta la sua realtà di uomo e di Dio, in corpo sangue anima e divinità. Da lui scaturiscono fiumi d'acqua viva. È il pane della vita (Gv 6, 48-51), della vita dello Spirito che non muore. S. Paolo la chiama «il nutrimento spirituale» (1Cor 10,3). Nella potenza dello Spirito l'Eucaristia viene celebrata e quella stessa forza vitale l'Eucaristia diffonde nella Chiesa. Proprio in questo sacramento lo Spirito sta all'inizio e alla fine, forma l'Anima della celebrazione eucaristica.

1. Lo Spirito e l'Eucaristia
 Lo Spirito trasforma il pane e il vino in simboli reali della presenza di Cristo in mezzo alla Chiesa. Nello Spirito infatti il Cristo si incarna, muore e risorge; ora l'Eucaristia è la rappresentazione sensibile nel nostro mondo di Gesù vero Dio e vero Uomo, Verbo incarnato e risorto, vivo per sempre. Lo Spirito è il divino artefice dell'evento salvifico di Cristo: sia nel primo momento dell'incarnazione sia ora nell'attuazione del sacramento. Egli porta il pane e il vino alla loro più intensa e sublime significazione, rendendoli il pane della vita e il vino del Regno; li attrae al Cristo e li incorpora a lui facendoli interamente sussistere in lui. Nell'Eucaristia lo Spirito manifesta chiaramente di essere al servizio della presenza del Figlio nel mondo e di essere una forza d'incorporazione al Cristo. Come lo è stato nel momento culminante quando il Verbo si è fatto uomo nel seno purissimo di Maria, quando ha plasmato la carne umana per renderla idonea a unirsi ipostaticamente alla divinità.
 La Chiesa invoca lo Spirito affinché si compia l'Eucaristia: «Santifica queste offerte con l'effusione del tuo Spirito, perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore» (Prece eucaristica II). Allora lo Spirito discende sulle offerte e porta a compimento il mistero della redenzione operata da Cristo. Egli trasforma il pane e il vino mediante la stessa azione con cui ha compiuto l'incarnazione e la pasqua di Cristo, perché egli agisce sempre nella Chiesa in quanto forza scaturente dal mistero di Gesù. Il cambiamento del pane e del vino in sacramento della presenza del Cristo deriva dalla potenza del Padre che, nello Spirito Santo, genera il Figlio nel mondo.
 L'azione trasformante dello Spirito si collega perfettamente alla sua missione di glorificare il Cristo, di testimoniare la sua verità e il suo amore manifestandolo alla Chiesa (Gv 16,14), di costituirlo fonte di vita perenne. L'Eucaristia costituisce una documentazione concreta e meravigliosa, poiché attesta, realizzandola sacramentalmente, la presenza salvifica del Redentore nella Chiesa e per questa nel mondo.

2. Lo Spirito e il Cristo
 Lo Spirito però non opera da solo, lavora in concomitanza al Cristo e a beneficio di lui. Gesù pronuncia sul pane le parole efficaci: "Questo è il mio corpo". La sua parola onnipotente fa esistere ciò che ordina, realizza ciò che dice; tuttavia ad essa si congiunge l'energia vitale dello Spirito, che plasma e crea a nuovo ogni cosa.
 La teologia latina ha avuto la tendenza di attribuire la trasformazione o transustanziazione eucaristica alle parole di Gesù, pronunciate dal ministero della Chiesa; la teologia greca è stata incline a riservare allo Spirito questo ruolo consacratorio. Bisogna dire che la trasformazione eucaristica è l'opera comune dell'uno e dell'altro. Il Cristo è il mediatore di ogni santificazione, ma nella potenza dello Spirito. Le parole: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue", pronunciate dal sacerdote fanno parte della proclamazione apostolica, che riproduce la parola stessa di Cristo in virtù dell'effusione dello Spirito Santo. Negli atti sacramentali l'intervento dello Spirito riveste forme concrete: nell'Eucaristia tale azione si esercita attraverso il ministero della Chiesa, nel quale si esprime l'azione di Cristo.
 L'Eucaristia, uno dei sette sacramenti, fa parte dell'istituzione voluta da Gesù e non può considerarsi un pio atto d'intercessione per ottenere delle grazie. Ne segue che la trasformazione del pane e del vino rientra nella modalità del memoriale stabilito da Cristo e celebrato dietro suo ordine. Il Ministro sacro pronuncia con sicurezza le parole di Gesù: «Questo è il mio corpo», ma le accompagna con l'umile preghiera allo Spirito, perché si compia sui segni sacramentali la sua missione santificatrice. L'attitudine della Chiesa è quella dell'accoglienza, il suo ministero si esercita nell'umiltà e nella preghiera. Gesù stesso riceve la potenza dello Spirito, fin dal suo concepimento verginale e all'inizio della vita pubblica al battesimo nel Giordano. La Chiesa presenta il pane e il vino allo Spirito affinché egli renda visibile sacramentalmente la presenza del Cristo attraverso il ministero del presbitero, che pronuncia le parole della consacrazione con l'autorità e il potere di Gesù.

3. Lo Spirito e la Chiesa
 Lo Spirito Santo, che rende possibile la celebrazione eucaristica, costituisce pure il frutto che i fedeli ricevono. Nella comunione al Cristo, che lo Spirito rende presente, la Chiesa accoglie il dono dello Spirito che Gesù sacramentato le offre. Un meraviglioso circolo vitale tra Cristo, lo Spirito e la Chiesa. È Cristo che istituisce la Chiesa nella sua efficacia sacramentale, ma lo fa con l'effusione dello Spirito. D'altro verso è lo Spirito Santo, che vivifica e unisce la Chiesa a Cristo, come il Corpo al suo Capo. In ultimo è la Chiesa che, accogliendo lo Spirito nella fede, rende presente sacramentalmente il Cristo e lo fa nascere e rivivere nei fedeli, in modo che egli sia la fonte da cui scaturisce l'acqua e il sangue per la salvezza degli uomini, insieme sia il Pane che li sfama e il Sangue che li purifica.
 Nella celebrazione eucaristica tutto il ruolo della Chiesa consiste nell'entrare in comunione con Cristo nello Spirito. Se l'Eucaristia è il sacramento della presenza viva e reale di Gesù, bisogna accogliere colui che viene, aprirsi al suo amore. Se è il sacramento di Cristo l'offerta del suo Sacrificio redentore, occorre partecipare concretamente all'oblazione del suo e del nostro sacrificio. Se è eminentemente il sacramento dell'effusione dello Spirito, è necessario lasciarsi invadere dallo Spirito. Tutto il compito della Chiesa viene sostenuto e guidato da questo invito: "Prendete, mangiate e bevetene tutti".
 Accogliendolo, la Chiesa è trasformata. Lo Spirito aveva adombrato Maria per renderla Madre di Dio; era disceso sul pane e sul vino per farne il corpo di Cristo. Discende sulla Chiesa e fa di lei il Corpo mistico di Cristo. Ricevuto dalla Chiesa nella comunione al Cristo, lo Spirito realizza questa spirituale e intima unione con Gesù nella sua incarnazione, nella sua missione e nella sua pasqua. Lo Spirito e il Cristo santificano insieme la Chiesa in una mirabile interazione.
 Va precisato che lo Spirito agisce sulla Chiesa in modo diverso rispetto al pane e al vino. Sugli elementi materiali la sua potenza interviene immediatamente e direttamente, senza alcun loro consenso, mentre verso la Chiesa la sua onnipotenza si fa amore che sollecita, attrae e trasforma rendendo la Chiesa una sposa che si unisce al suo sposo Gesù in totale sintonia, formando un solo corpo. Non sono più due, ma un solo essere divino e umano. Questa è l'opera dello Spirito nell'Eucaristia: attuare una comunione piena e totale tra Cristo e la Chiesa.