Lo Spirito Santo attualizza nell'Eucaristia
il Mistero Pasquale

P. Battista Cortinovis, s.m.m.
Marzo 2005

 «Dal mistero pasquale nasce la Chiesa. Proprio per questo l'Eucaristia, che del mistero pasquale è il sacramento per eccellenza, si pone al centro della vita ecclesiale». Così afferma l'enciclica Ecclesia de Eucharistia (n. 3). E noi chiamiamo l'Eucaristia Mistero della fede, perché in essa è presente una sintesi completa della nostra fede, nei suoi eventi mirabili, nelle verità professate e negli atteggiamenti spirituali che il fedele è chiamato a vivere.

I doni di Gesù Cristo, il Signore
 Nei giorni della Pasqua, Gesù ci ha lasciato dei doni preziosi, che noi siamo chiamati ad accogliere come ricchezze lasciateci da lui come per testamento. Anzitutto il precetto della carità : «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). In questo contesto di amore e di comunione fraterna, egli ci ha lasciato se stesso nell'Eucaristia: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me» (Lc 22,19). Il giorno dopo, poco prima di spirare in croce, Gesù ci ha lasciato in dono sua Madre: «Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco la tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,26-27). E infine, la sera di Pasqua, Gesù ci ha donato lo Spirito Santo: «Gesù... alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo...» (Gv 20,22).
 Questo Triduo pasquale, con i suoi eventi e le sue grazie, – dice ancora l'enciclica – «è come raccolto, anticipato e concentrato per sempre nel dono eucaristico. In questo dono Gesù Cristo consegnava alla Chiesa l'attualizzazione perenne del mistero pasquale. Con esso istituiva una misteriosa contemporaneità tra quel Triduo e lo scorrere di tutti i secoli» (n. 5). Questa contemporaneità significa pure la possibilità di accogliere tutti insieme e in modo che uno dispone all'altro, e uno fa gustare maggiormente l'altro, i diversi doni del Signore: lo Spirito Santo, Maria santissima, l'Eucaristia e l'amore di comunione fraterna.

Dal pane e dal vino al Corpo e Sangue di Cristo
 L'Eucarestia è un evento di trasformazione operato dallo Spirito Santo. Le parole di Gesù sul pane e sul vino li trasformano nel suo Corpo e nel suo Sangue. Sono parole efficaci, che producono ciò che significano per la forza dello Spirito. Ancora oggi il sacerdote nella messa prega dicendo: «Santifica questi doni con l'effusione del tuo Spirito, perché diventino per noi il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo nostro Signore».
 Due realtà umane, del pane e del vino, possono essere "divinizzate" fino a diventare "la manifestazione" per eccellenza del Signore Gesù, Uomo e Dio. A fondamento di questa possibilità vi è il mistero della Incarnazione del Verbo di Dio che si fa uomo. Da quel momento, ciò che è umano diventa capace di esprimere il divino. L'Uomo Gesù è anche Dio. Da allora, anche la dimensione umana che ci è propria, è abilitata alla trasformazione nostra in Cristo Gesù, fino a poter dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).
 Come «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo», così noi siamo chiamati a conformarci pienamente a Cristo fino a essere trasformati perfettamente in lui, per l'azione dello Spirito e «nel seno della Vergine Maria». È ancora il sacerdote che dice durante la celebrazione eucaristica: «Dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito».
 Nell'Eucaristia noi possiamo rinascere a vita nuova, «da acqua e da Spirito», docili a questo "vento" che «soffia dove vuole e tu ne senti la voce» (Gv 3,5.8). È lo Spirito Creatore, "dolce ospite dell'anima", che illumina, risana, conforta e trasforma, cambiando ciò che è arido, rigido, freddo e malato, in calore di vita e d'amore.
 Maria, Madre nostra, è la "piena di grazia", o piena di Spirito Santo, totalmente trasformata in presenza viva di Dio, dunque "donna eucaristica", suo tempio e tabernacolo. Nell'Eucaristia noi adoriamo «il vero Corpo, nato da Maria Vergine», fedele Sposa dello Spirito Santo; con lui ha collaborato per formare l'Uomo-Dio, Gesù Cristo, e con lui collabora per educare noi, guidarci e sostenerci, fino a formare in noi l'immagine vivente di Gesù Cristo, perfettamente trasformati in lui. «Lo Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, discenderà con abbondanza e le ricolmerà con i suoi doni» (Montfort, Trattato, n. 217).

In memoria di Lui
 «Fate questo in memoria di me!» L'Eucaristia è il memoriale del Signore, non un semplice ricordo di lui, ma un evento di grazia, efficace ogni volta che viene celebrato. Noi facciamo memoria di Gesù Cristo morto e risorto, cioè in tutta la sua realtà umana e divina, in ciò che ha detto e ha fatto, in ciò che è stato nella condizione umana e in ciò che è come Signore del cielo e della terra. E, in lui, facciamo memoria di ciò che Dio ha operato nella nostra vita passata, nella coscienza che tutto è presente ancora con la sua efficace grazia. Un passato che è dunque anche presente e nel medesimo tempo è garanzia di futuro, "pegno di gloria futura".
 Tutto ciò è operato dallo Spirito Santo in noi, secondo la promessa di Gesù: «Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26); «lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Vivere l'Eucaristia significa prendere tutta la nostra vita passata e presente, ciò che siamo stati e siamo, la nostra persona e la nostra storia, noi stessi e tutte le realtà che ci stanno intorno, famiglia, persone, cultura, circostanze, vicende liete e tristi... e porle sull'altare come un'offerta, esercitando così il nostro sacerdozio, affinché «sia portata sull'altare del cielo» e su di noi «che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del corpo e sangue di Cristo, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo» (Canone romano). La pienezza di grazia è pienezza di Spirito Santo, santità perfetta e totale unione a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.
 Maria, la Vergine sapiente, ci è di modello anche in questo. Lei che «da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19), faceva memoria viva e continua delle grandi cose fatte in lei dall'Onnipotente; per questo Maria magnificava il Signore e in Dio esultava il suo spirito (cfr. Lc 1,46ss).
 Il "sacrificio di lode" che Maria ci insegna a offrire a Dio è la disponibilità perfetta al volere divino: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la tua parola!» (Lc 1,38). Obbedienza a Dio è alleanza con lo Spirito Santo, patto nuziale con lui, in fedele collaborazione sponsale, che ci porta alla vigilanza dell'attesa di Dio che passa nella nostra vita, alla sapienza del cuore che ci fa pronunciare il nostro amen, in profonda analogia con il fiat di Maria.
 «A Maria fu chiesto di credere che colui che ella concepiva per opera dello Spirito Santo era il Figlio di Dio... a noi viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l'intero suo essere umano-divino nei segni del pane e del vino» (Ecclesia de Eucharistia, n. 55).
 «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Il Mistero della fede ci vuole rendere uomini e donne di fede, cioè santi, abitati e guidati unicamente e totalmente dallo Spirito Santo: «Il giusto vivrà per la sua fede» (Eb 10,38).