Nell'Eucaristia lo Spirito Santo illumina,
purifica e unifica

Card. Tomás Spidlík, S.I.
Maggio 2005

 I profeti dell'Antico Testamento avevano caratterizzato l'Alleanza nuova e definitiva che essi promettevano come una effusione dello Spirito. Colui che riposerà sul Messia (Is 11) si diffonderà su tutto il popolo. Nel giorno della Pentecoste, san Pietro riconosce il compimento di queste promesse (At 2,16ss) e fin dal primo giorno la Chiesa ha coscienza di vivere questo dono specialmente nella Frazione del Pane. «La Pentecoste è una festa permanente – scrive san Giovanni Crisostomo – se lo Spirito non fosse presente, la Chiesa non esisterebbe». La sua azione deve quindi manifestarsi in modo speciale nell'Eucaristia, che è il sacramento principale dell'unione ecclesiale. Cerchiamo di illustrare questo mistero sotto vari aspetti.
 Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo. Dopo la sua salita al cielo Gesù rimane coi suoi discepoli per mezzo del suo Spirito. Per san Paolo, essere «in Gesù Cristo» (Rm 8,1) è vivere «per lo Spirito» (ib., 2). Il Paraclito, Consolatore è lo Spirito di filiazione per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre (cfr. Gal 4,6). Poiché è lo Spirito di Gesù, lo Spirito fa ripetere i gesti di Gesù, perpetuare nella Frazione del Pane l'azione di grazie di Gesù, ripetere la preghiera di Gesù. Senza lo Spirito la preghiera non potrebbe essere cristologica. L'Eucaristia è il sacramento della presenza reale di Gesù.
 Nel Credo professiamo lo Spirito come vivificante, "che dà la vita". Partecipando alla vita divina, la nostra vita umana diventa immortale. Ai lettori del vangelo non sfugge che san Giovanni usa il tempo presente quando ricorda la promessa di Gesù: «Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue, ha la vita eterna» (Gv 6,54). Non dice che l'avrà dopo la morte, ma che la ottiene già ora, perché mangia il corpo e beve il sangue del Figlio di Dio. Di se stesso Gesù dice che è «la vita» (Gv 14,6). Più siamo uniti a lui, più "viviamo". Ma non abbiamo forse questa vita già dal tempo in cui siamo stati battezzati, rigenerati nell'acqua e nello Spirito Santo? Risponde san Tommaso d'Aquino: «In modo analogo a come la vita ha bisogno del cibo per mantenersi, così riceviamo nell'Eucaristia il cibo per fortificare la vita nello Spirito, per non morire di fame». Il decreto del Concilio di Firenze per gli armeni dice chiaramente che l'Eucaristia serve per aumentare la grazia vivificante in coloro che già la possiedono. Il cibo non serve ai morti – quanto alla manducazione – perciò i teologi, in questo senso, chiamano l'Eucaristia "sacramento dei vivi".
 La piena effusione dello Spirito è predetta per i tempi ultimi, escatologici, ma è già prepartecipata nella preghiera eucaristica. Essa si svolge nel tempo, ma essenzialmente supera il tempo. Il fatto che i santi "dimenticano il tempo" quando pregano, non è solo l'effetto psicologico di una forte concentrazione: si tratta veramente di un trapasso nell'eternità. La preghiera eucaristica si fa «per Cristo, con Cristo e in Cristo». Ora, il tempo di Gesù non è solo nella durata terrena, egli vive e regna con il Padre e con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Santificato dallo Spirito, il suo corpo eucaristico diviene pane angelico, celeste, e insieme cibo dei pellegrini verso l'eternità (panis angelorum factus cibus viatorum).

Lo Spirito Santo è illuminante
 Ma la parola "luce" si applica sia allo Spirito che a Cristo. Perciò il versetto del salmo 35,10 «alla tua luce vediamo la luce» è stato spesso interpretato in questo senso: nell'illuminazione dello Spirito noi vediamo «la luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene nel mondo» (Gv 1,9). San Paolo orienta i cristiani verso la conoscenza che viene dallo Spirito di Dio, grazie al quale noi possiamo veramente «conoscere i doni che Dio ci ha fatto» e fra questi primeggia il dono eucaristico. Il rito armeno invoca, nella preparazione alla Messa, lo Spirito come «tu che scruti l'occulta profondità dei misteri della perfettissima volontà del Padre dell'Emmanuele».
 Gli antichi popoli iranici identificavano le divinità con il fuoco. Le Omelie spirituali che ci sono pervenute sotto il nome di Macario descrivono questa immaginazione nel modo seguente. Ai confini della terra si elevano delle montagne formate dal fuoco. Su di esse e in esse vivono animali penetrati dal fuoco. Stanno così bene tra le fiamme che muoiono non appena ne sono estratti fuori. I Padri cristiani siro-occidentali approfittano di questa mitologia in modo simbolico. Il vero fuoco ardente è il nostro Dio nei cieli. Gesù, come Prometeo, ci ha portato questo fuoco sulla terra e nell'Eucaristia ce lo comunica. Perciò nella Chiesa siro-orientale è penetrata questa formula: il sacerdote, distribuendo la comunione, dice: «Ricevi il fuoco ardente». Macario lo paragona al rito della notte di Pasqua, quando una candela comunica la luce all'altra, fino a quando tutta la chiesa buia non viene illuminata.

Lo Spirito Santo è purificatore
 L'oro si purifica nel fuoco. Per questo motivo si parla anche dello Spirito come fuoco purificante. Si chiede in quanto lo si può applicare anche alla comunione eucaristica. «... per la remissione dei peccati e per la vita eterna», dice il sacerdote nel rito bizantino distribuendo la comunione. È per il perdono ottenuto e per la vita eterna accordata che la Messa maronita si conclude con delle azioni di grazie: «Che per la manducazione del tuo Corpo i miei desideri svaniscano e per abbeverarmi al tuo Calice le mie passioni si spengano... e che, per te, io meriti la remissione dei peccati nell'uno e nell'altro secolo».
 Lo Spirito di Gesù è lo Spirito dell'amore e la carità è il principale segno della sua presenza. Non dimentichiamo però che l'oggetto del vero amore non sono cose e neanche principi astratti, ma persone. L'Eucaristia è mistero della presenza viva della persona di Cristo. La Messa è una anamnesis, ricordo di lui e di tutta la sua opera. I ricordi hanno una funzione importante nella vita. Ogni ricordo vuole rendere duraturo, in certo senso "eterno", ciò che è passeggero. Chi conserva nella sua stanza la fotografia della sua madre defunta dice che ha presso di sé la sua mamma, che vive nei suoi ricordi, specialmente quando si sofferma a guardarla. Anche la Messa celebra "il ricordo del Signore". È però un ricordo molto più forte di quello suscitato da una fotografia. Non è un ricordo soltanto psicologico, ma sacramentale, rievocato insieme con l'assistenza dello Spirito, il che significa che la realtà storicamente passata diviene pienamente reale e presente. Si evoca il passato e, nello stesso tempo, si supera il passato, ciò che Dio "ricorda" è presente.
 In Cristo, la vita nel tempo e l'eternità non si escludono, ma si uniscono inseparabilmente. Gesù nacque sotto il regno dell'imperatore Augusto e morì sotto Ponzio Pilato, visse in uno spazio lontano da noi. Ma per mezzo della "memoria" sacramentale nella Messa egli è personalmente presente a noi. Ciò che volevano dirgli i suoi amici in Palestina, possiamo dirglielo anche noi, amarlo insieme con sua Madre Maria, ascoltarlo con i suoi discepoli, servirlo come Marta a Betania.

Lo Spirito di amore è unificante
 È l'anima della Chiesa che è il corpo mistico di Gesù. Nella Messa, partecipando al corpo e al sangue del Signore, partecipiamo a tutto ciò che Gesù ha operato per noi incarnandosi, a tutta la sua opera salvifica, un'opera che si prolunga nella storia. È quanto esprimiamo dicendo che la Chiesa è corpo di Cristo. Nelle liturgie eucaristiche, infatti, si prega sempre Dio di mandare lo Spirito Santo a consacrare i doni del pane e del vino perché divengano il Corpo e il Sangue di Cristo, affinché chi ne mangia diventi «un solo corpo e un solo spirito». La celebrazione eucaristica è quindi celebrazione del mistero della Chiesa. Per questo, durante la Messa, si ricordano anche i martiri, i santi, i grandi eventi ecclesiali, e infine tutti i fedeli vivi e defunti. Dove si celebra l'Eucaristia, qui infatti è presente la Chiesa intera, misticamente presente.
 Questa unità ecclesiale si manifesta soprattutto sotto l'aspetto della preghiera. Lo Spirito riunisce le preghiere disperse dei fedeli nell'unica sola voce della Chiesa di Cristo. Secondo san Basilio, egli si concepisce «come un tutto nelle sue parti, secondo la distinzione dei carismi» o, come scrive san Cirillo di Gerusalemme, «come la luce che in un solo raggio rischiara tutto». Giustamente si fa, quindi, il seguente parallelismo: si offre sull'altare il pane fatto da molti granelli per divenire unico Corpo di Cristo e si recitano molte e diverse preghiere che insieme sono una sola voce dello Spirito. Un santo russo, Giovanni di Krontadt, scrive: «Le letture, gli inni, le preghiere e le suppliche che facciamo nella Chiesa sono la voce delle nostre anime, sono la voce dell'umanità intera..., rappresentano il respiro dello Spirito Santo».