Convocazione, Parola e Comunione
al Corpo e al Sangue di Gesù

Padre Battista Cortinovis, s.m.m.
Giugno 2005

 Il titolo stesso dell'enciclica Ecclesia de Eucharistia indica con chiarezza che «la celebrazione eucaristica è al centro del processo di crescita della Chiesa... Ogni volta che il sacrificio della Croce viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione... e insieme viene rappresentata e prodotta l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo» (n. 21).
 Nella stessa celebrazione eucaristica, così come avviene oggi, ma anche come fu sempre, si manifesta la presenza viva di Cristo sotto i veli di tre segni particolari: il fare assemblea, l'ascoltare la Parola di Dio e il comunicare al Corpo e Sangue del Signore. Già dei primi cristiani si dice: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42).

La comunione fraterna
 «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). È la parola efficace di Gesù che rende l'assemblea eucaristica già di per sé una presenza viva del Signore. L'essere riuniti nel suo Nome significa ritrovarsi nell'amore che è stato la ragione unica di vita per Gesù e che viene indicata a noi come "comandamento nuovo", regola della nostra stessa vita. Dove c'è carità, là c'è Dio, poiché Dio è Amore.
 L'Amore del Padre e del Figlio è lo Spirito Santo. L'assemblea è convocata dallo Spirito e si riunisce perché nel cuore di ognuno vi è lo Spirito; e si fa assemblea fraterna per ricevere ancora lo Spirito Santo, fino alla pienezza. Gli apostoli avevano ricevuto lo Spirito Santo la sera di Pasqua, ma in attesa della Pentecoste – effusione piena dello Spirito – «erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (At 1,14).
 Ogni celebrazione eucaristica è convivio in comunione fraterna; l'assemblea domenicale in particolare rende ancor più visibile il "convenire insieme": ognuno esce di casa sua, dalla sua vita individuale, e percorre un cammino per confluire con altri credenti, mossi dalla stessa ragione di fede e di amore. Insieme ci si ritrova, si loda il Signore con canti e inni spirituali, si ascolta la Parola di Dio, si mangia alla stessa mensa del Corpo e Sangue di Cristo, per tornare al proprio quotidiano, non più soli, ma come testimoni dell'essere tutti insieme un cuor solo e un'anima sola.
 Lo Spirito Santo, che ci aveva provocato a fare comunità, ci ha anche assistito con la sua luce per comprendere la Parola di Dio; come nostro Avvocato ci ha tolto il peccato e resi degni di comunicare al Corpo e al Sangue di Cristo; e ora con la sua forza ci sostiene nella missione di annunciare al mondo con i fatti la buona novella di Cristo.
 Maria è colei che per prima ha accolto la provocazione dello Spirito Santo, fino a rendersi totalmente disponibile a fare la volontà del Padre: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21). Ma è anche colei che crea l'occasione affinché la comunità del Signore si riunisca. Alle nozze di Cana, il primo miracolo di Gesù è provocato da Maria, e da quel primo "segno" i discepoli incominciano a credere, e «dopo questo fatto, Gesù discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli» (Gv 2,12).

Gesù, Verbo di Dio
 La Sapienza eterna di Dio si è fatta Uomo, il Verbo si è così fatto Parola. Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno di Maria. La Parola è ispirata, voce dello Spirito, che illumina l'uomo, lo guida e lo conduce alla comunione perfetta con il Padre, per mezzo di Gesù Cristo.
 Nella celebrazione eucaristica noi ascoltiamo la Parola proclamata, spiegata e pregata, «assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli», poiché questa Parola è per noi, per ognuno di noi. È la presenza viva di Gesù Cristo: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16).
 Maria, che si è fatta Vergine sapiente, in ascolto della Parola, meditandola e interpretandola per sé (cfr. Lc 2,19.51), raccomanda anche a noi: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5), come Madre che desidera vedere i propri figli crescere fino alla pienezza dell'età di Gesù Cristo, discepoli della sua Parola, disponibili e docili allo Spirito, che rivela sempre cose nuove.

La Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo
 Il cuore dell'Eucaristia è la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo. Dopo aver offerto sull'altare «la vittima immolata per la nostra redenzione», noi preghiamo di poterci nutrire del suo Corpo e del suo Sangue, per avere «la pienezza dello Spirito Santo» e diventare in Cristo «un solo corpo e un solo spirito» (Preghiera Eucaristica III).
 È una comunione all'amore totale di Colui che dà la vita per noi, al Corpo "offerto in sacrificio" per noi; al Sangue "versato" per noi e per tutti; affinché noi pure diventiamo amore totale, verso Dio e verso il prossimo, ricolmi di Spirito Santo, che è l'Amore del Padre e del Figlio; e ricevendo questa pienezza di Spirito, possiamo in Cristo rivolgerci al Padre, chiamandolo «Abba!» (cfr. Gal 4,6).
 Noi accogliamo Cristo nel cuore, come "presenza reale"; come Maria lo accolse nel suo grembo, divenendo lei – in un modo unico e irrepetibile – e noi: dimora di Dio, tabernacolo dell'Altissimo, tempio del Signore, da lui abitati e totalmente immersi in lui, nostro respiro e nostra vita. «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

In memoria di Lui
 La presenza eucaristica di Gesù non si limita a un momento, né si ferma in un luogo. «Fate questo in memoria di me» significa pure: Andate e annunziate!... Io sono con voi sempre! (cfr. Mt 28,19-20). Ogni volta che farete questo gesto come mio memoriale, voi mi renderete presente. Questo gesto comprende il fare assemblea, annunciare la Parola, comunicare al Corpo e al Sangue di Cristo. Dunque, per essere donne e uomini "eucaristici", noi siamo inviati nel mondo ad annunciare e a testimoniare con la vita la comunione fraterna, la luce della Parola di Dio e l'amore che si dona fino a dare la vita.
 «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22): al momento della missione, ci è donato lo Spirito Consolatore, che ci accompagna con forza, luce e calore, mentre Gesù «fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo» (At 1,9). Lo Spirito si manifesta come amore, coraggio e conforto in noi, e per mezzo di noi, al mondo, come Cristo si manifesta in sommo grado sotto i veli del Pane e del Vino consacrati.
 Avendo Gesù nel suo grembo, Maria è tabernacolo di Dio, abitata dalla presenza viva di lui. Ma diventa anche ostensorio di Dio, quando porta Gesù in casa della parente Elisabetta (cfr. Lc 1,39ss). Con questa visita, Maria provoca gioia, fede e lode al Signore, che sono i frutti dello Spirito; infatti «Elisabetta fu piena di Spirito Santo» (v. 41) nel riconoscere tali doni in casa sua.
 Immagine della nostra missione eucaristica: sciogliendosi l'assemblea al termine della celebrazione, noi portiamo Gesù in noi: il suo amore fraterno, la sua Parola, la sua presenza reale; e ritorniamo sulle strade del mondo, nel nostro quotidiano: lavoro, famiglia, società... Ma lo Spirito Santo che è in noi, opera per mezzo nostro, al fine di rendere presenti nel mondo i suoi doni: la luce, la gioia e la pace, segni e garanzia della presenza del Regno di Dio che viene.