La salvezza di Cristo nello Spirito
attraverso l'Eucaristia

Don Renzo Lavatori
Ottobre 2005

 Cristo risorto e asceso al cielo, colui che ha ricevuto in pienezza lo Spirito, è ormai per sempre «vivo nello Spirito Santo» (1 Pt 3,18) ed effonde il suo Spirito su ogni carne (cfr. Gv 1,33; 7,37-39; 14,16.26; 16,7; 20,22; Lc 24,49; At 1,8; 2,17). D’altra parte lo Spirito configura l’uomo al destino di Cristo: «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Cristo dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11). Lo Spirito ci fa partecipare alla condizione filiale del Nazareno: in Lui osiamo dire anche noi la parola, attraverso cui Gesù ha veicolato la sua eccezionale esperienza del Padre: «Abbà» (cfr. Rm 8,15; Gal 4,6). Mediante lo Spirito diveniamo figli nel Figlio: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8,14). Lo Spirito abita nei credenti (cfr. 1 Cor 3,16; Rm 8,) e opera nella Chiesa intera (cfr. At 2; 20,28; ecc.) per mezzo della sua realtà sacramentale.
 In questa prospettiva si può dire che il Cristo compie la salvezza nello Spirito Santo; lo Spirito Santo comunica la salvezza in Cristo, attraverso la Chiesa “sacramento universale di salvezza”, in particolare nell’Eucaristia.
 È chiaro che questo possa avvenire perché si dispiega per intero l’Economia divina del Padre, nella pienezza dell’evento del Verbo incarnato e del dono dello Spirito quale adempimento storico salvifico. Come ci mostra la Costituzione Dei Verbum sulla Divina Rivelazione (cfr. DV 4): dal Padre viene agli uomini Cristo con lo Spirito. Ed il Padre attende con divina onnipotenza, invita alla pazienza tutti i figli da Lui generati attraverso il ministero della Chiesa con i sacramenti ad opera dello Spirito, figli nel Figlio suo.

1. Cristo, “la Via” nello Spirito per l’Eucaristia.
 La rivelazione divina, cioè la Parola di Dio fatta carne, si presenta con una determinazione fondamentale: “la Via”. Come dice il Signore: «Io sono la Via e la Verità e la Vita» (Gv 14,6). Infatti Cristo, la Via, è l’unico accesso mediatore al Padre nello Spirito. Non si tratta di una “via” che si deve solo percorrere, perché la Via rappresenta una persona e non va abbandonata. La Via che i fedeli accettano e chiedono di seguire, deve essere percorsa fino alla fine. Per altro la Via non solo indica che Gesù stesso dovette procedere per un esodo doloroso, che i suoi fedeli debbono ripetere insieme a Lui, ma che lo stesso Cristo Signore a chi giunge su questa Via si fa trovare come la Verità da vivere, da “fare”, Verità unica che è insieme allo Spirito e al Padre; in questo senso si fa trovare la Verità come “la Via” verso “la Vita” divina, che è comunione con il Padre e con lo Spirito. Dunque in Cristo stanno eternamente il Padre e lo Spirito: in lui è presente la Trinità Santa. Allora si può dire che nella rivelazione di Cristo si fa vivo lo Spirito.
 Come si sa, l’Eucaristia costituisce il sacramento per eccellenza della presenza reale e della manifestazione di Cristo, il quale parla al suo popolo e lo nutre. Proprio lì vi è con Cristo lo Spirito Santo assieme al Padre; lì si rivela e si attua lungo la storia il mistero della salvezza cristiana.
 Dice ancora il Signore «Io sono la Porta» (Gv 10,7.9). Si tratta qui dell’unica Porta dell’Ovile unico, la Casa unica del Padre, il Tempio santo e l’aula regale. Vi si entra solo accettando di passare attraverso “la Porta” unica ed inevitabile. Non esistono altri ingressi. Chi tenta di trovarli, li troverà vani e può essere considerato un “malfattore” che corre verso la propria rovina, provocando anche la rovina degli altri. Però questa Porta vivente ha una singolarità, che entrando per essa, si trova ancora e sempre Lui, il Cristo Signore.
 Gesù è il Signore che si è fatto Servo (cfr. Fil 2,6-7) e sta in mezzo ai suoi come Colui che serve (cfr. Lc 22,27): egli è venuto non per essere servito, ma per servire (cfr. Mc 10,45). Il suo servizio regale è di condurre gli uomini al Padre. Perciò Gesù è la Via (cfr. Gv 14,4-7), Via vera che porta alla Vita, Porta vivente che apre alla Verità (cfr. Gv 14,6). La vita e la verità del Padre non sono altro che la comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. Per cui “la Porta” costituisce l’ingresso attraverso il quale, nello Spirito, si va al Padre. Ma questa Porta si trova aperta in special modo nell’Eucaristia, quando Gesù si fa presente in mezzo a noi e ci comunica la sua Verità per farsi poi cibo di Vita nell’intima unione con il Padre nello Spirito del loro amore.
 Gesù è il Sommo ed Eterno Sacerdote che, unico, ha l’accesso al santuario celeste «non fatto da mani d’uomo», metafora che indica il Padre stesso (Eb 10,20). In questo testo della lettera agli Ebrei, Cristo è detto “iniziatore” della via nuova e vitale, in forza del suo sangue. Si evidenzia in tal modo la funzione oblativa e sacrificale, con rimando alla tipologia del Kippur (cfr. Lv 16), quando per l’unica volta all’anno il sommo sacerdote poteva entrare nel Santo dei santi per offrire l’incenso, simbolo della preghiera, ed il sangue, simbolo della “vita” (cfr. Lv 17,11), il quale ha il molteplice effetto di purificare, proteggere, propiziare, vivificare, porre in comunione. In modo particolare il Signore Gesù si rende presente e si offre come via per andare al Padre, poiché con la sua morte e risurrezione egli è reso idoneo dallo Spirito ad esercitare il suo Sacerdozio eterno davanti al Padre. Egli per primo dunque compie l’ingresso sacerdotale al Padre, per il culto eterno fatto con l’offerta, con la lode, con il rendimento di grazie, con l’intercessione. I credenti, resi “popolo sacerdotale”, attraverso lo Spirito effuso dal Cristo Capo, partecipano ed effettuano il medesimo culto, che si svolge eminentemente nella S. Messa, memoriale e attualizzazione del sacrificio sacerdotale di Gesù.

2. Cristo, l’accesso al Padre nello Spirito con l’Eucaristia.
 Con l’affermazione di “Sommo Sacerdote”, riferita a Cristo, si intende il “Sacrificio” di Cristo: il sacrificio è un “ritorno” a Dio, un’offerta esteriore a Lui, segno dell’offerta interiore, simbolo reale che esprime lode, riconoscenza e invocazione, non solo per il sacerdote stesso, ma per tutto il popolo. Nella sua volontaria “consegna” alla morte Gesù è “ritornato” a Dio, ha offerto cioè incondizionatamente se stesso al Padre nel dolore dell’abbandono accettato per noi. Per amore Cristo ha scelto insieme col Padre la via dolorosa della croce. Al nostro posto, per il nostro bene e per amore nostro il Crocifisso si è offerto a Dio nello Spirito (cfr. Eb 9,14); il Padre ha accettato l’offerta, donandogli a sua volta in pienezza il suo Spirito.
 Il sacrificio di Cristo è sacrificio gradito: la risurrezione è il “sì” che Dio ha detto all’offerta del Figlio (cfr. 2 Cor 1,20), e in Lui all’umanità, sulla quale ha effuso per Cristo lo Spirito, dono di vita che vince la morte. È un dono di vita piena, che va accolto nella fede e con i sacramenti, soprattutto nella partecipazione alla santa Eucaristia, in cui si rivive e si rinnova con Cristo l’offerta sacrificale.
 In tal modo lo Spirito rende presente in noi Cristo, Vita e Sacerdote dell’Alleanza Nuova ed Eterna, che ci ha procurato l’inserimento nell’amore trinitario: è da qui che nasce e agisce la Chiesa con il sacramento dell’Eucaristia, nel quale il popolo vive la vita nuova donata dall’alto, accogliendo sempre nuovamente l’amore di Dio, che per lo Spirito è stato effuso nei nostri cuori e nel Sangue di Cristo è stato iniettato in noi. In questo senso si dice che il Signore Vivo e Vivificante si fa contemporaneo all’oggi nei sacramenti della Chiesa e nell’esperienza del dolore e della gioia umana, vissuti in unione a Cristo crocifisso e risorto, vivente e operante nel mistero eucaristico.
 Lì si realizza l’abbraccio tra cielo e terra: lo Spirito viene dal Padre agli uomini per Cristo (mediazione discendente), con Cristo nello Spirito gli uomini vanno al Padre (mediazione ascendente), e nell’azione mediatrice di Cristo il mistero trinitario si congiunge alla storia umana; il movimento dell’amore eterno entra nella nostra vicenda e la porta con sé. Nella sua storia singolare di Umiliato-Esaltato Gesù è l’Alleanza: in Lui il mondo di Dio e il mondo degli uomini si incontrano, non soltanto «nei giorni della sua carne» (Eb 5,7), ma per sempre, perché egli è sempre vivo a intercedere per noi (cfr. Eb 7,25) e nello Spirito è presente a ogni ora del tempo, principalmente attraverso l’Eucaristia.
 La salvezza che Gesù Mediatore ottiene all’uomo à la partecipazione alla vita divina, la comunione col Padre nello Spirito Santo: la vita trinitaria è comunicata agli uomini, quale forza nella debolezza, gioia nel dolore, conforto nella solitudine, vittoria nella prova, libertà nella prigionia, vita nella morte. Colui che accoglie Cristo, il quale nello Spirito e nell’Eucaristia si fa contemporaneo al suo “oggi”, diviene figlio nel Figlio, pregusta la pace della comunione trinitaria, impara, sia pure nella durezza del tempo penultimo e nella fatica della fede, ad amare e a sperare in sintonia col cuore di Dio, nell’attesa della beatitudine eterna, come si acclama nella Messa dopo la consacrazione del pane e del vino: «Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta».