Lo Spirito Santo è l'artefice e l'Eucaristia l'alimento
del cammino di perfezione del cristiano

Padre Reginaldo Maranesi, Ofm capp.
Novembre 2005

 La storia della nostra salvezza, è una storia d’amore!
 Dio è amore (1Gv 4,8.16) nella sua vita intima e per questo è Trinità. Da tutta l’eternità Dio si conosce perfettamente e genera il Figlio. Tra il Padre e il Figlio c’è un continuo dono di amore e ne scaturisce l’amore sostanziale, lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. La vita intima di Dio è una continua, incessante, eterna comunione di amore. Ma l’amore tende sempre a donarsi e tutti i misteri della vita di Dio, al di fuori della sua vita intima, sono una manifestazione del suo amore. Proprio per questo, tutta la storia della salvezza è pervasa e permeata dallo Spirito Santo.
 La prima manifestazione dell’amore di Dio è la creazione. «Hai dato origine all’universo - ci fa pregare la Chiesa nel prefazio della IV Preghiera Eucaristica - per effondere il tuo amore su tutte le creature ed allietarle con gli splendori della tua luce». Nella creazione, lo Spirito di Dio aleggia sulle acque e porta ordine ed armonia nel caos primordiale.
 Dopo il disordine del peccato, nell’Antico Testamento, i Profeti che parlano sotto l’ispirazione dello Spirito Santo sono i cantori dell’amore di Dio. «Quando giunse la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio, nato da donna perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-7). L’incarnazione del Verbo nel seno di Maria, avviene per opera dello Spirito Santo (cfr. Mt 1,18). Tutta la vita di Gesù poi, il suo Mistero Pasquale, la sua glorificazione, si svolgono sotto l’azione e la potenza dello Spirito Santo. Asceso al cielo, alla destra del Padre, Gesù manda, come aveva promesso, lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente. Nel cenacolo, dove gli Apostoli erano riuniti in preghiera con la Madonna, che non poteva mancare quando nasce il “Gesù Mistico”, lo Spirito scende come vento impetuoso e fuoco divorante (cfr. At 2,1ss): nasce la Chiesa, corpo mistico di Gesù capo e noi membra, corpo animato, vivificato e santificato dallo Spirito Santo. Nella Chiesa tutti i misteri dell’amore di Dio per noi si rinnovano e si prolungano nell’Eucaristia.
 Come tutta l’opera della salvezza avviene attraverso la potenza dello Spirito Santo, così anche l’Eucaristia è il prodigio, il miracolo dello Spirito Santo, che opera all’unisono con le stesse parole di Cristo sul pane e sul vino.
 Tre sono i momenti nei quali, durante la Celebrazione Eucaristica, interviene la potenza dello Spirito Santo. Prima della consacrazione, il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino ed invoca così lo Spirito Santo: «Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo perché diventino il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo» (Preghiera Eucaristica III). È l’epiclesi, momento così importante da far dire ai fratelli ortodossi che già viene realizzata la consacrazione delle specie eucaristiche.
 C’è poi una seconda esplicita invocazione dello Spirito Santo dopo la consacrazione affinché la Chiesa diventi un solo corpo e un solo spirito (Preghiera Eucaristica III). Sull’altare infatti si realizza non solo la presenza di Gesù, ma anche del suo corpo mistico che è la Chiesa.
 C’è infine un terzo momento in cui lo Spirito Santo ci raggiunge nel modo più intimo e personale, ed è la comunione al Corpo ed al Sangue di Cristo Gesù. Al momento della Comunione, si stabilisce una profonda intimità tra noi e lo Spirito Santo, perché è il momento per eccellenza nel quale il Padre manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che ci fa gridare: Abbà, Padre! (cfr. Gal 4,6). Non solo, ma come lo Spirito Santo trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Gesù, cosi vuole trasformare anche noi in Gesù-amore e portarci alla pienezza dell’amore. Proprio per questo lo Spirito Santo, attraverso l’Eucaristia, diviene l’artefice della nostra santificazione. Nella Preghiera Eucaristica IV della Messa, la Chiesa ci fa pregare così: «E perché non viviamo più per noi stessi ma per lui che è morto e risorto per noi, ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione».
 È lo Spirito Santo che ci rende santi per mezzo dei sacramenti, e soprattutto con il Pane Eucaristico.
 L’Eucaristia ci fa santi, e non ci può essere santità che non sia legata strettamente all’Eucaristia. Colui che mangia di me, vivrà per me (Gv 6,57). Gesù, il Santo di Dio (Gv 6,35), dopo averci rigenerato nell’acqua e nello Spirito Santo, mediante il battesimo, nutre, fortifica e porta alla pienezza la nostra vita divina con il Pane di vita. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). L’Eucaristia è davvero la sorgente e il culmine di tutta la vita della Chiesa e della Santità.
 Per questo i santi, pur essendo diversissimi tra di loro, hanno avuto tutti fame e sete di Gesù-Eucaristia. «Stanno davanti ai nostri occhi - scrive Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Mane nobiscum Domine - gli esempi dei Santi, che nell’Eucaristia hanno trovato l’alimento per il loro cammino di perfezione. Quante volte essi hanno versato lacrime di commozione nell’esperienza di così grande mistero e hanno vissuto indicibili ore di gioia sponsale davanti al Sacramento dell’altare» (n. 31).
 S. Francesco d’Assisi, che non volle essere sacerdote, «ardeva d’amore - dice il primo biografo Tommaso da Celano - in tutte le più intime fibre per il Sacramento del corpo del Signore, rimanendo pieno di stupore per sì amorosa degnazione e sì misericordiosa carità!». Ai frati sacerdoti diceva: «Considerate, fratelli sacerdoti, la vostra dignità e siate santi,... l’uomo sia pieno di timore, tremi tutto il mondo ed esulti il cielo, quando sull’altare, tra le mani dei sacerdote, sta Cristo, Figlio del Dio vivo». Nel Testamento di S. Francesco leggiamo: «Il Signore mi dava, nelle chiese, tanta fede, che così semplicemente, pregavo e dicevo: Noi ti adoriamo, Signore Gesù, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero, e ti benediciamo perché con la tua santa croce, hai redento il mondo».
 Così Chiara di Assisi, la pianticella di S. Francesco, ardeva di grande amore per l’Eucaristia che era il centro della vita del monastero. «Riportava dall’altare - scrive Tommaso da Celano - parole ardenti tali da infiammare il cuore delle sorelle». Quando i saraceni, assoldati dall’imperatore Federico II, volevano saccheggiare il monastero, Chiara non ebbe timore di prendere l’Eucaristia tra le sue mani e, avvicinatasi alle mura, pregò così: «Signore, non consegnare le tue spose ai tuoi nemici». Si sentì una voce che diceva: «Io sempre vi ho protetto e sempre vi proteggerò!». I saraceni furono respinti da una forza invisibile. Per questo Chiara è rappresentata sempre con l’ostensorio in mano.
 Santi di ieri e santi di oggi: tutti innamorati di Gesù Eucaristia. La Beata Teresa di Calcutta diceva: «Non potrei vivere senza l’Eucaristia! È L’Eucaristia che mi riempie di amore e mi dà la forza per servire i poveri e per chinarmi con amore sulle loro piaghe». Charles de Foucauld, un contemplativo dei nostri tempi che sarà presto beatificato, passava ore intere nel deserto, davanti all’Eucaristia, e diceva: «Tu sei là, Signore Gesù, nella santa Eucaristia! Tu sei là, Signore Gesù, nel santo tabernacolo. Il tuo corpo, la tua anima, la tua umanità, la tua divinità, il tuo essere intero è là, nella sua duplice natura! Quanto sei vicino, mio Dio!» Spesso era immerso nell’aridità più profonda, e diceva: «Esalarsi in pura perdita di fronte a Lui che è tutto! La tua felicità, o Gesù, mi basta». Massimiliano Kolbe, un santo per i nostri tempi difficili, martire della carità, aveva sempre Gesù-Eucaristia solennemente esposto nella Cittadella dell’Immacolata, e voleva che i suoi collaboratori passassero molto tempo in adorazione affinché l’apostolato fosse la sovrabbondanza di amore a Gesù-Eucaristia. Che dire poi di S. Pio da Pietrelcina? L’Eucaristia era per lui tutto: Calvario e Paradiso sulla terra. «Oh quanto fu soave questa mattina - scriveva al padre spirituale - l’incontro con Gesù. Il cuore di Gesù e il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare. Le lacrime più deliziose mi inondarono il volto!». Molto nota la sua affermazione: «È più facile che il mondo possa vivere senza sole, anziché noi senza l’Eucaristia!».
 Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ma non vorrei tralasciare la stupenda testimonianza del Servo di Dio Giovanni Paolo II che, nella sua Lettera enciclica sull’Eucaristia, ci ha donato questa confidenza personale, segreto della santità: «È bello intrattenersi con Lui (Gesù) e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr. Gv 13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’ “arte della preghiera”, come non sentire un rinnovato bisogno di intrattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento d’amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno! [...] L’Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori dalla Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia» (n. 25). Nella Lettera Mane nobiscum Domine, Giovanni Paolo II scriveva: «L’Anno dell’Eucaristia nasce dallo stupore con cui la Chiesa si pone di fronte a questo grande Mistero. È uno stupore che non finisce mai di pervadere il mio animo» (n. 29).
 Chiediamo alla Madonna, che Giovanni Paolo II ha chiamato “Donna Eucaristica”, di scoprire sempre più Gesù nell’Eucaristia e di trovare in lui la soluzione di ogni nostro problema. Il Pane Eucaristico che riceviamo è la carne immacolata del Figlio di Maria: Ave vero Corpo nato da Maria Vergine.
«Ostia immacolata, immenso fascino della mia anima, vorrei guardarti sempre, bere da te un amore e una purezza infiniti; o mio Gesù, donami lo splendore dell’Ostia immacolata; o cibo divino vorrei trasformarmi in te e divenire per te e come te un’ostia pura e santa. Ancora una volta mi consacro interamente al tuo amore. Ti consacro tutti i miei sentimenti, le mie aspirazioni e miei desideri. Desidero te, unicamente e sempre te. Ti offro il mio amore, come un torrente, da quando il mio cuore ebbe la vita fino a quando si spegnerà» (B. Candida Maria dell’Eucaristia, O.C.D.).