Il Sacramento del Matrimonio
corroborato dallo Spirito e dall'Eucaristia

Padre Basito, D.A.S.S.
Dicembre 2005

 Alla sorgente di ogni vocazione c’è il dono di grazia che fluisce abbondantemente dal Padre attraverso i sacramenti della Chiesa istituiti da Gesù Cristo e resi operanti dall’azione dello Spirito Santo. I sacramenti sono i capolavori di Dio nella Nuova ed eterna Alleanza; sono forze che escono dalla Persona di Cristo, sempre vivo e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo corpo che è la Chiesa (cfr. CCC, 1116). Nell’Ultima Cena Gesù ammaestra i suoi discepoli sul mistero della sua Pasqua di morte e risurrezione; evento centrale ed indispensabile per giungere alla comunione d’amore con Dio Uno e Trino, alla partecipazione da parte dell’uomo della vita divina. Tale evento è a tal punto importante e necessario che la sapienza di Dio ha trovato il modo di perpetuarlo nel tempo dando così la possibilità a tutte le generazioni degli uomini di attingere alle sorgenti della salvezza attraverso, appunto, i sacramenti ed in particolare l’Eucaristia. Gesù presenta la sua dipartita dal mondo attraverso la croce come un bene per l’umanità: «È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato ve lo manderò» (Gv 16,7). Nello stesso discorso di addio Gesù annuncia non solo la sua dipartita ma anche la sua nuova venuta; dice appunto: «Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv 14,18). E nel momento del definitivo congedo, prima di salire al Cielo, ripeterà ancora più esplicitamente: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Questa nuova “venuta” di Cristo, questo suo continuo venire per essere con gli apostoli, con la Chiesa, «si compie per opera dello Spirito Santo, il quale fa sì che il Cristo, che è andato via, venga ora e sempre in modo nuovo. Questo nuovo venire di Cristo per opera dello Spirito Santo e la sua costante presenza e azione nella vita spirituale si attuano nella realtà sacramentale» (DetV, 61). «Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito, e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti» (CCC, 1213) tra i quali «l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “sacramento dei sacramenti”: gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine» (CCC, 1211). Infatti la più completa espressione sacramentale della “dipartita” di Cristo per mezzo del mistero della Croce e della Risurrezione è l’Eucaristia. «Mediante l’Eucaristia le persone e le comunità, sotto l’azione dello Spirito consolatore, imparano a scoprire il senso divino della vita umana» (DetV, 62) il suo essere ad immagine e somiglianza di Dio nella comunione d’Amore delle tre Persone divine; imparano la ragione profonda del ritrovarsi pienamente attraverso un dono sincero di sé con gli altri uomini. La conoscenza efficace e l’attuazione piena di questa verità dell’essere umano avvengono solo per opera dello Spirito Santo. «L’uomo impara questa verità da Gesù Cristo e la attua nella propria vita per opera dello Spirito, che egli stesso ci ha dato» (DetV, 59).
 Alla luce di quanto detto possiamo ora esplicitare i profondi legami che intercorrono tra il sacramento del Matrimonio e l’Eucaristia considerandoli dal particolare punto di vista dello Spirito Santo: Persona-amore; Persona-dono.
 «Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine Persone, e che per lo Spirito Santo Dio “esiste” a modo di dono» (DetV, 10). Ed è proprio il dono libero e gratuito, lo scambio di reciproco amore tra un uomo ed una donna battezzati, l’elemento che caratterizza il sacramento del Matrimonio. Tale elemento ha il nome specifico di scambio del consenso; il consenso, infatti, consiste in «un atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono» (GS, 48). La conseguenza diretta e la verità di questo reciproco dono di sé si manifesta nella piena fedeltà reciproca e nell’unità che nulla può sciogliere. Il legarsi per tutta la vita ad un essere umano può apparire irrealizzabile; esistono molti fattori umani, sociali e spirituali che minano questa fedeltà fin quasi alle radici. L’unione fra l’uomo e la donna è minacciata dalla discordia, dallo spirito di dominio, dall’infedeltà, dalla gelosia e da conflitti che possono arrivare fino all’odio e alla rottura. «Secondo la fede, questo disordine che noi constatiamo con dolore, non deriva dalla natura dell’uomo e della donna, né dalla natura delle loro relazioni, ma dal peccato. Rottura con Dio, il primo peccato ha come prima conseguenza la rottura della comunione originale dell’uomo e della donna. Le loro relazioni sono distorte da accuse reciproche; la loro mutua attrattiva, dono proprio del Creatore, si cambia in rapporti di dominio e bramosia» (CCC, 1607). Possiamo dolorosamente constatare che ai nostri giorni permangono aberranti atteggiamenti che ledono profondamente la dignità dell’essere umano; assistiamo ad una sorta di “ideologia dell’istinto” e del piacere in base al quale, tra l’altro, misurare la possibilità di continuare o meno a “stare insieme”... «Tuttavia, anche se gravemente sconvolto, l’ordine della creazione permane» (CCC, 1608). La radice profonda della possibilità di fedeltà e unità per tutta la vita, la capacità di superare tutte le spinte egoistiche e le varie bramosie che ogni persona avverte in se stessa è riposta nel Dono dall’alto; nel dono dello Spirito che rende partecipi gli sposi della potenza divina d’amore che Gesù Cristo ha per la sua Chiesa. Un amore che nulla può spezzare perché fondato sulla Nuova ed eterna Alleanza sigillata dal dono della Sua vita sulla croce per noi tutti. «Il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, e ad aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé» (CCC, 1609). Gli sposi cristiani con la propria vita divengono testimoni ed annunciatori della Buona Novella che Dio ci ama di un amore definitivo ed irrevocabile. Per riuscire ad essere “luce del mondo” gli sposi ricevono un particolare dono dello Spirito Santo che li unisce intimamente a Cristo Sposo della Chiesa e dell’umanità; ricevono la Persona-amore, la Persona-dono che manifesta in pienezza la sua azione nella comunione d’amore di Cristo e della Chiesa. È lo Spirito Santo «il sigillo della loro alleanza, la sorgente sempre offerta del loro amore, la forza in cui si rinnoverà la loro fedeltà» (CCC, 1624).
 Nell’Eucaristia abbiamo la manifestazione più sublime dell’amore fedele e totale di Dio per l’umanità; un amore che non si ferma davanti a nulla, nemmeno nel momento del tradimento: «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo, che è per voi» (1Cor 11,23s). «L’Eucaristia è il grande mistero d’amore di Dio per gli uomini. È la manifestazione più stupenda e meravigliosa! Con questo dono Dio non ha riservato più nulla per Sé, ma tutto si è dato all’umanità» (La Voce, 9-4-1966). Ed è questo dono di Cristo e del suo Spirito, che riceviamo nella Comunione eucaristica, che compie con sovrabbondante pienezza gli aneliti di unità che albergano nel cuore umano. «Ai germi di disgregazione tra gli uomini, che l’esperienza quotidiana mostra tanto radicati nell’umanità a causa del peccato, si contrappone la forza generatrice di unità del corpo di Cristo» (EE, 24).
 Sacrificio e Comunione sono i due elementi strutturanti il sacramento dell’Eucaristia. In un certo senso tutta la vita cristiana è caratterizzata da questi medesimi elementi così, in particolare, anche il sacramento del Matrimonio. Conseguenza pratica è la consapevolezza che per crescere nella comunione piena e duratura (tra gli sposi e verso tutti) occorre affrontare con coraggio e generosità la realtà del sacrificio sostenuti dalla Potenza Divina d’Amore che il Padre dona abbondantemente ai figli che in Gesù glielo chiedono. Ogni cristiano, qualsiasi vocazione e missione abbia ricevuto, è chiamato a porre al centro della propria vita Gesù Cristo così da divenire in Lui, per l’azione dello Spirito Santo, un sacrificio gradito al Padre: un dono di sé che vince ogni divisione, che vince addirittura la morte. Nella preghiera eucaristica III preghiamo il Padre con queste significative parole: «Egli (lo Spirito Santo) faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito».
 Concludiamo rivolgendo a tutti, in particolare a coloro che hanno ricevuto il sacramento del Matrimonio, l’esortazione che San Paolo, con altro intento, rivolgeva al suo discepolo Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te» (2Tm 1,6) attingendo con sentimenti di grande e grato stupore al Santo Sacrificio ove Cristo, con il dono del suo Corpo e del suo Sangue, accresce in noi il dono del suo Spirito (cfr. EE, 5.17).