Non solo liberati, ma soprattutto liberi
S. E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina
Luglio 2006

 Ognuno nella vita fa purtroppo esperienza di schiavitù, di catene, di costrizione. È la schiavitù della malattia che ti costringe in ospedale o inchiodato in un letto, attaccato a flebo o costretto in ingessature; è la schiavitù di qualche vizio o cattiva abitudine che non ti lascia correre libero nella via del bene; è la morsa della droga che ti porta sempre a dosi maggiori e ti rende uno straccio; è la dipendenza dall'alcool che ti fa terra bruciata di saggezza e sentimenti. Può essere la stessa detenzione per delitti commessi e giustamente puniti. Ed è una grande gioia quando ritorna la salute, esci dall'ospedale, si schiudono le porte del carcere, smetti di drogarti e di bere. È un'altra vita. Il carcerato non vede più il sole a scacchi, non sta più a misurare il perimetro della cella, non divide più il tempo in ore di aria e ore di cella. È bello non sentirsi più dipendente da sostanze, uscire dall'incubo dell'alcoolismo. È stato così anche per il popolo di Israele. Era stato per tanti anni schiavo dell'Egitto e finalmente dopo molteplici tentativi, dopo lotte serrate contro il faraone, Mosè riesce a far passare il mar Rosso. È bellissimo il canto di Maria, la sorella di Mosè, oltre il mare che si chiude alle spalle sui cariaggi del faraone. Inebriati di una liberazione definitiva. Contenti di una rottura delle catene. Così capitò in Italia nel 1945 quando finì la guerra e i tedeschi se ne andarono da tutta l'Italia. Liberazione: non c'era più nessun oppressore che ci faceva paura con le sue armi, con le sue ritorsioni, i suoi soprusi. Liberati finalmente, senza padroni, senza schiavitù, senza dipendenza da altri.
Ma essere liberati significa subito essere liberi?
 Il giorno della liberazione dell'Italia dai tedeschi, si sono scatenate le vendette. Passata l'emozione della liberazione cominciava la grande avventura di riuscire a vivere da liberi. Il primo segnale anche per gli israeliti fu a mezzogiorno del giorno del passaggio del mar Rosso. Che si mangia quest'oggi? Ieri i nostri padroni ci facevano trovare il piatto pieno, sarà stata sbobba immangiabile, ma almeno qualcosa c'era; oggi non abbiamo niente, né possiamo aspettarci che qualcuno ci porti da mangiare. Dovevano un po' alla volta capire che ora toccava a loro organizzarsi la vita, aiutarsi gli uni gli altri, darsi degli ideali, riempire i pensieri di cose belle. Così è stato in Italia: un popolo di straccioni, come eravamo ridotti, lentamente ci si è costituiti in un popolo di persone libere. Si è costituito il diritto, ci si è dato un percorso su cui sviluppare la libertà conquistata.
 Il momento più simbolico e più determinante di questo passaggio da orda di schiavi a popolo libero per il popolo di Israele è stato quando Mosè sul monte Sinai ricevette da Dio la legge, la Torah. È stato il momento in cui il popolo si è dato una costituzione che stabiliva il percorso di libertà da seguire. Su quel momento si udirono tuoni, si vide fuoco, si sentì una voce. D'ora in poi non siete più un'orda di schiavi, ma un popolo libero, responsabile, capace di autodeterminazione.
 Anche l'Italia si diede la sua Costituzione e quella è stata la magna carta su cui da popolo di affamati e pezzenti divenimmo popolo italiano.
 Così è stato anche della vittoria di Gesù sul peccato che ci teneva in schiavitù. Gesù ci ha liberati, ma lo Spirito ci ha fatti liberi. Gesù ha rotto le catene del male e lo Spirito ci ha educati alla libertà. Gli Atti degli Apostoli infatti descrivono una scena molto simile a quella del Sinai, quando parlano della venuta dello Spirito sugli apostoli. Anche qui tuono, fuoco e parola. Anche il popolo dei credenti in Cristo ora ha la sua costituzione, ma la novità assoluta è che mentre per il popolo di Israele la costituzione era fatta da leggi scolpite sulla pietra, quella del cristiano è data dalla presenza interiore dello Spirito Santo. È lo Spirito il termine di confronto per crescere liberi, per passare dalla liberazione alla libertà. Lui difende la presenza di Cristo in noi, Lui non ci permette di ridurlo alle nostre malate fantasie, ma ne difende in noi la novità assoluta oltre ogni nostra ingessatura.
 Non siamo più regolati da una legge che ci può sempre convincere che non siamo all'altezza della nuova vita, ma siamo abitati dallo Spirito che ci cambia dall'interno, che fa di noi un popolo nuovo, ci dà una nuova vista, delinea in noi i tratti dell'umanità di Gesù, ci permette di vivere da liberi nella verità.
 Non siamo stati lasciati soli, Gesù non solo ci ha aperto gli occhi, ma ci ha mandato la luce senza della quale i nostri occhi non avrebbero potuto vedere. Non solo ci ha dato la vita, ma anche l'aria per respirare. Non solo ci ha rotto le catene degli inferi, ma ci ha fatto diventare abitazione dello Spirito. Questa compagnia e presenza dolcissima dello Spirito è la continuazione della presenza di Lui tutti i giorni della nostra vita, fino al suo ritorno.