Lo Spirio Santo nella storia della salvezza
P. Reginaldo Maranesi, OFM Capp.
Dicembre 2006

 Nel discorso di addio agli Apostoli nell'Ultima Cena, Gesù parla del suo ritorno al Padre e gli Apostoli ne sono rattristati. Gesù allora li consola affermando che la Sua presenza visibile sarà sostituita da una Persona invisibile, da un altro Consolatore la cui azione sarà ancora più efficace della Sua presenza "secondo la carne" perché sarà una presenza interiore, pacificante, illuminante, trasformante e santificante. Gesù parla chiaramente dello Spirito Santo che è il dono supremo, per eccellenza, del Mistero Pasquale, il compimento stesso della Pasqua.
 «È bene per voi che Io me ne vada, perché se non me ne andrò, non verrà a voi il Consolatore» (Gv 16,7). «Non sia turbato il vostro cuore... Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,1-16). «Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto» (Gv 14,26). «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,12-13); e «sarete rivestiti di potenza dall'alto» (Lc 24,48).
 In realtà, solo dopo la discesa dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, gli Apostoli comprendono in modo più maturo tutto il mistero di Gesù, riuscendo a penetrare e a gustare la Sua Parola fino alla beatitudine del soffrire (cfr. At 5,41).
 Lo Spirito Santo «che è Signore e dà la vita», Anima dell'anima nostra e Anima della Chiesa, porta a compimento l'opera della salvezza inaugurata da Gesù fino a rendere la Chiesa ed ogni anima «pura, santa, immacolata, senza ruga» (cfr. Ef 5,25-27), degna di essere presentata dal Cristo al Padre suo nel giorno del trionfo finale.
 Da qui la necessità assoluta ed insostituibile di conoscere e amare più profondamente lo Spirito Santo; di farlo entrare potentemente nella nostra vita, per raggiungere la pienezza dell'amore e la conformità a Cristo-Gesù.
 Gli Atti degli Apostoli riferiscono il fatto di alcuni cristiani di Efeso i quali, essendo stati battezzati col battesimo di Giovanni Battista, non soltanto non avevano ricevuto lo Spirito Santo, ma non sapevano nemmeno che esistesse. «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo» (At 19,1). Oggi, forse, dopo l'illuminata catechesi del Papa Giovanni Paolo II sullo Spirito Santo, la sua Lettera enciclica Dominum et vivificantem e i vari movimenti ecclesiali suscitati dallo Spirito Santo, non si può più dire che lo Spirito Santo sia "il grande sconosciuto". È penoso tuttavia constatare che vi siano ancora molti cristiani che non sanno chi sia realmente lo Spirito Santo e non fanno esperienza della Sua azione. Anche cristiani impegnati spesso non prendono coscienza viva dello Spirito Santo come agente principale della santificazione, come Colui che è maestro interiore, fuoco divorante, acqua viva che zampilla per la vita eterna, unzione spirituale, potenza divina d'amore. Eppure San Paolo afferma che nessuno può dire «Gesù è Signore», se non sotto l'azione dello Spirito Santo (cfr. 1Cor 12,3).
 I Padri della Chiesa parlano continuamente della presenza dello Spirito Santo e della Sua azione nella storia della Salvezza. «Pensi alla creazione? - esclama S. Basilio - Essa fu operata nello Spirito Santo che consolidava ed ornava i cieli. Pensi alla venuta di Cristo? Lo Spirito Santo l'ha preparata e poi, nella pienezza dei tempi, l'ha realizzata discendendo su Maria. Pensi alla manifestazione e formazione della Chiesa? Essa è opera dello Spirito Santo nella Pentecoste».
 Il Patriarca greco-ortodosso di Antiochia, Ignatius Hazim, ha detto: «Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano; il Cristo resta nel passato; il Vangelo è lettera morta; la Chiesa una semplice organizzazione; l'autorità una dominazione; la missione una propaganda; il culto una evocazione e l'agire cristiano una morale da schiavi. Ma in Lui: il cosmo si solleva e geme nelle doglie del parto, il Cristo risuscitato è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, l'autorità è servizio liberatore, la missione è Pentecoste, la liturgia è memoriale ed anticipazione, l'agire umano è deificato». Il Beato Giovanni XXIII, nel convocare il Concilio Vaticano II, invocò per la Chiesa "una novella pentecoste" e invitò tutti i fedeli a fare ritorno alla "chiesa del cenacolo". Paolo VI nel 1973, disse: «La chiesa, oggi, ha bisogno dello Spirito Santo... Il soffio ossigenante dello Spirito Santo è venuto a svegliare nella Chiesa energie sopite, a suscitare carismi dormienti, a infondere quel senso di vitalità e letizia che ad ogni epoca della storia definisce la Chiesa giovane e attuale». Il magistero di Giovanni Paolo II è stato tutto pervaso dalla dottrina sullo Spirito Santo. Ricordando che il mistero dell'incarnazione del Verbo si è compiuto "per opera dello Spirito Santo". Giovanni Paolo II ha scritto: «È lo Spirito Santo che attualizza nella Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi, l'unica rivelazione portata da Cristo agli uomini, rendendola viva ed efficace nell'animo di ciascuno» (TMA, 44).
 Nel libro Potenza Divina d'Amore, che raccoglie alcuni messaggi di Gesù alla "Povera anima", leggiamo: «Perché la Chiesa, mia Sposa, non onora con un culto più solenne, ardente, pratico, presso i fedeli, lo Spirito Santo? In Lui e per mezzo di Lui tutto si compie dai secoli eterni, in cielo e in terra, nell'intima comunicazione con il Padre ed il Figlio». Cerchiamo allora di conoscere e amare lo Spirito Santo; invochiamolo più spesso: raggiungeremo la santità e avremo nella Chiesa e nel mondo intero una "Novella Pentecoste".