L'azione dello Spirito Santo nelle nostre anime
P. Reginaldo Maranesi, OFM Capp.
Gennaio 2007

 Nel colloquio con Nicodemo, Gesù afferma: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il Regno di Dio... In verità, in verità ti dico se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel Regno di Dio» (Gv 3,3.5). C'è dunque per tutti noi una seconda nascita, dopo quella naturale: la rinascita soprannaturale mediante l'acqua e lo Spirito Santo. Nel giorno del battesimo, per opera dello Spirito Santo, noi, da figli di povere creature, diventiamo figli di Dio. Nel battesimo siamo associati, mediante la potenza dello Spirito Santo, alla morte e risurrezione di Gesù e diventiamo creature nuove. «Dio ci ha salvati mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso su di noi abbondantemente per mezzo di Cristo» (Tt 3,5-6). Lo Spirito Santo inizia in noi la sua opera di santificazione con il lavacro ossia con la purificazione dal peccato, e con la rigenerazione ossia una creazione nuova che ci rende, mediante la grazia santificante, figli di Dio. «Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8,14). «Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi Cristo» (Rm 8,15-17; Gal 4,6). «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente» (1Gv 3,1). Lo Spirito Santo, come una mamma, dopo averci donato la vita soprannaturale, parla nel nostro intimo, ci fa sperimentare la figliolanza divina e, con il Figlio prediletto, ci insegna a ripetere con fiducia filiale la parola essenziale della nostra fede: «Abbà, Padre-Papà».
 Ma il pensiero che dovrebbe stupirci maggiormente e la verità davvero esaltante e beatificante che non finiremo mai di meditare, di penetrare e contemplare, è la certezza che, attraverso il battesimo, la Cresima - la nostra Pentecoste - e gli altri sacramenti, lo Spirito Santo prende possesso di noi e ne fa la sua stabile dimora. È il mistero stupendo della inabitazione di Dio in noi. «Io pregherò il Padre - aveva detto Gesù - ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). E ancora: «Se uno mi ama... il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). San Paolo non si stancava di ripetere ai primi cristiani: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi? Il tempio di Dio è santo e questo tempio siete voi» (1Cor 3,16-17). L'anima nostra diviene così un piccolo cielo, un piccolo paradiso, e noi, piccole e povere creature, siamo coinvolti, mediante lo Spirito Santo riversato nei nostri cuori, nella vita trinitaria. La liturgia chiama lo Spirito Santo «Dolce ospite dell'anima»: sempre attivo per fonderci, plasmarci, riempirci dei suoi doni, e renderci santi. Cerchiamo di avvertire la presenza dello Spirito Santo in noi. Chi vive di questa consolante realtà, gode anche dei frutti dello Spirito: «Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). I santi avvertivano la presenza e la potenza dello Spirito Santo e si abbandonavano senza riserve alla sua azione trasformante. Santa Teresa di Gesù dice nella sua autobiografia: «Una vigilia di Pentecoste, mi trovavo in un luogo solitario e stavo pregando, quando avvertii la presenza dello Spirito Santo in me... Il mio spirito si raccolse in una grande pace in compagnia di un Ospite così amorevole... E cominciai a godere tanta quiete e soavità...». Santa Lucia, vergine e martire, di fronte ai carnefici che minacciavano di profanare la sua verginità, disse con coraggio: «Lo Spirito Santo mi difenderà!». Il giudice chiese: «È forse in te lo Spirito Santo?». «Sì, - rispose la santa - lo Spirito Santo è in me come in tutti coloro che, ricevuto il battesimo, vivono casti e lontani dal peccato». E lo Spirito Santo, miracolosamente, difese la santa nella sua verginità.
 Come mai, ci domandiamo, lo Spirito Santo non opera in noi le sue meraviglie e non realizza la pienezza dell'amore, la santità? La risposta non è difficile anche se dolorosa... Lo Spirito Santo ci lascia liberi e non può operare se non in chi è docile e attento alle sue ispirazioni. Lo Spirito Santo è un maestro delicato, dolce e soave, ma estremamente esigente e crocifiggente; vuol far morire in noi le opere della carne... Per questo ci chiede sacrifici e rinunce, la lotta fino al sangue per la nostra santificazione e per un efficace apostolato: «Fino alla gelosia ci ama lo Spirito che Dio ha fatto abitare in noi» (Gc 4,5). «Non avete resistito ancora fino al sangue nella lotta contro il peccato» (Eb 12,4). Purtroppo spesso noi non assecondiamo l'azione dello Spirito Santo; anzi la ostacoliamo con i nostri peccati, le nostre infedeltà e resistenze alle sue divine ispirazioni, e "contristiamo" lo Spirito Santo. San Paolo diceva ai primi cristiani e lo ripete anche a noi «E non vogliate contristare lo Spirito Santo di Dio col quale foste segnati» (Ef 4,30). «Non spegnete lo Spirito Santo» (1Ts 5,19).