Istituzione e carismi nella Chiesa tempio dello Spirito
S. E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina
Marzo 2007

Movimento e istituzione
È una tipica legge sociologica che prima o poi un movimento si trasformi in una istituzione. Ricordo negli anni '68, quando di movimento si viveva e si discuteva, quando sembrava che tutto dovesse cambiare e che sarebbe rimasto poco o niente della struttura precedente, quando si diceva Cristo sì, Chiesa no, intendendo per Cristo tutta la spinta verso il cambiamento e per Chiesa tutto quanto tarpava le ali e ingessava le intuizioni. Allora già si avvertiva che la rivoluzione non sarebbe stata dietro l'angolo e che prima o poi le varie vivacità movimentiste avrebbero dovuto fare i conti non solo con l'usura, ma anche con una eventuale sistematizzazione che avrebbe dato alle spinte innovatrici una durata e una portata almeno un poco maggiore del fuoco di paglia. In quegli anni sono nati nella Chiesa tanti movimenti, tante nuove comunità, tante aggregazioni, ridotte all'essenziale in quanto a struttura, ma molto impostate sulla incandescenza delle intuizioni. Si diceva delle grandi associazioni che erano come delle navi di grande stazza che non sentivano il sussurro del vento dello Spirito e non potevano avvertire le spinte delle piccole onde. Tutti si dovevano calare nelle scialuppe per avere la consapevolezza di quello che stava accadendo, magari rischiando di essere capovolte e affondate. La Chiesa doveva essere fatta di tante scialuppe mosse dallo Spirito Santo.
 Sono sorte nello stesso tempo anche molte nuove spiritualità che hanno dato vita a comunità religiose: vivaci, scattanti, moderne, capaci di interpretare i bisogni del momento e i segni dei tempi. Per tutte poi è venuto il momento della strutturazione, del fare le costituzioni, lo statuto, del darsi quattro regole per continuare a vivere, per aiutare tutti a confrontarsi con qualcosa di definito, anche se non per l'eternità almeno per qualche arco di tempo.
 Giovanile era stare dalla parte del movimento, vecchio era stare dalla parte della istituzione, giovanile era rispondere con prontezza alle situazioni, vecchio era aspettare e ponderare con calma, rischiando di vedersi cambiare i problemi sotto gli occhi; giovanile era la spontaneità del momento, vecchio era lo stare a fare discernimento.
 Il fatto quindi della contrapposizione o della difficoltà a comporre istituzione e movimento, istituzione e carisma non è nuovo. Lo fu con molta passione e sofferenza per San Francesco quando si vide seguire da moltitudini di frati. Lui sperava di poterli tenere innamorati di Cristo e di guidarli con il suo esempio e il suo carattere deciso, ma i principali collaboratori vedevano che occorreva dare norme, offrire una regola.
 Anche la primitiva comunità cristiana, dopo la morte e risurrezione di Gesù si trovò a dover affrontare lo stesso problema. Gli Apostoli cominciavano a percorrere in lungo e in largo il mondo e vedevano che era necessario avere un credo comune, una prassi comune nei confronti delle usanze giudaiche, uno stile comune di vita e una proposta delle verità di fede che avesse il conforto di tutta la comunità e soprattutto con l'autorità e autorevolezza di Pietro. Presenze carismatiche in cerca di una comunione.
Si rendeva conto con grande stupore che il Signore distribuiva i suoi doni attraverso lo Spirito a tutti e nasceva l'urgenza di accogliere i doni, metterli a disposizione di tutti e far circolare ciò che lo Spirito suggeriva nelle varie parti della terra allora conosciuta.

Carismi e istituzione,
una assoluta novità rispetto a movimento e struttura

 Fin qui il discorso sociologico che ci aiuta fare chiarezza e a incarnare nel concreto quanto avviene nelle strutture della vita cristiana, ma qui è importante far notare le grandi differenze.
I carismi sono prima di tutto doni dello Spirito. Non sono qualità che vengono dal basso, non sono abilità dovute all'esercizio, o impennate di fantasia di qualcuno. Dire che sono doni dello Spirito significa per lo meno affermare che di fronte ai carismi la prima attenzione da avere è quella della accoglienza, cioè quella di orientare tutto il nostro essere a conformarsi al dono, a farlo diventare norma di vita, a vederlo come coefficiente di comunione, di esperienza comunitaria. Se sono doni dello Spirito non ci si può permettere di costringerli in qualche comoda struttura e nemmeno di relegarli al piano della fantasia e della intuizione di qualcuno.
Se l'autore è lo Spirito non ci può mai essere contrapposizione tra carismi e istituzione, perché l'autore di entrambi è lo Spirito Santo. Da quando Gesù è stato assunto al cielo è lo Spirito che regge la Chiesa, la stessa istituzione chiesa, che quindi non può mai essere ridotta a pura struttura sociologica; resta sempre un vero mistero di comunione; da quando Gesù è risorto è lo Spirito che lo rende presente e rende la comunità cristiana luogo della Parola, dell'Eucaristia, del Perdono, casa della comunione.
 Non si cancella quindi l'entusiasmo con l'ingessatura, ma si compongono in una storia della salvezza i doni dello Spirito e la comunità dei credenti da lui guidata sotto il necessario discernimento degli apostoli.
 Non solo, ma l'istituzione che è costretta almeno per le leggi sociologiche a stabilire una sorta di statuto per potersi definire e confrontare, una sorta di costituzione per garantire la libertà e la giustizia, i rapporti e la vita quotidiana, l'accoglienza dei doni e la loro messa a disposizione di tutti, questa grande misteriosa istituzione ha come legge fondamentale, come costituzione non una serie di norme codificate, ma lo stesso Spirito. Non siamo più governati da leggi e statuti scritti su tavole di pietra o su papiri, ma siamo guidati dallo Spirito. La costituzione della comunità dei credenti, non sono le beatitudini o una serie di raccomandazioni per assumere atteggiamenti, ma è lo stesso Spirito.
Lo Spirito Santo è la costituzione che permette ai carismi di sentirsi dentro l'istituzione e l'istituzione arricchita dai carismi. Chi cercava di imbrigliare ancora una volta lo Spirito nella debolezza della legge, deve cambiare radicalmente. La legge fondamentale della chiesa è lo Spirito e i carismi ne rendono presente l'azione.

La costituzione della Chiesa
è Lo Spirito Santo, non una legge

 Tra le due scene del monte Sinai e del giorno di Pentecoste al cenacolo, c'è una grande somiglianza: Al Sinai fuoco, tuono, grande silenzio... così è anche della Pentecoste: tuono, fiammelle, vento. Ma mentre Mosè portò le tavole della Legge che garantì agli ebrei di sopravvivere come popolo, per il cristiano non c'è che la legge dello Spirito scritta nel cuore degli uomini. I carismi e la loro norma sono lo stesso Spirito Santo, che illumina la Chiesa con il discernimento dei suoi Pastori.
 Uno dei vezzi più diffusi nelle riunioni pastorali è quello di stare a lamentarsi o a parlare di come comportarsi con i movimenti. Tutti si lamentano che non c'è unità, che tutti fanno quel che vogliono. Da molte parti si invoca rigidità, da altre apertura. Potremmo stare stagioni intere a discutere come devono collegarsi i vari movimenti della Chiesa, mentre invece la cosa più importante è sapere che dobbiamo tutti grande obbedienza allo Spirito e sapere che lo Spirito ha degli interpreti autorevoli che sono i Pastori.
 Ecco perché è importante la preghiera allo Spirito Santo, l'insegnamento costante nel proporre a tutti la sua luce, invocarlo, supplicarlo che non lasci mai più la sua Chiesa.
È Lui il soggetto responsabile della Chiesa e della salvezza degli uomini. È attraverso di Lui che il sangue di Gesù diventa oggi salvezza per ogni uomo, è Lui che suscita carismi e li compone nella unità del corpo mistico. E le sue promesse sappiamo che sono senza pentimento.
 Ecco allora la delicatezza della disciplina nella Chiesa nella quale è necessario sempre essere accoglienti dello Spirito. Molti desidererebbero che ci fossero indicazioni apodittiche, magari con l'accetta del tu sei dentro, tu sei fuori in base a comportamenti umani, a indici di gradimento, a maggiore o minore utilità. Purtroppo molti trattano la Chiesa così, se ne appropriano; si butta fuori la gente dalle parrocchie, dalle comunità; come se non ci fosse uno Spirito che va ascoltato e cui occorre essere fedeli per fare discernimento e il discernimento spetta agli apostoli che sono la garanzia del rispetto dello Spirito, non la voglia di azzerare tutte le differenze. In questo modo nella Chiesa sono importanti i carismi che si presentano anche come diversi e complementari, garanzia che la Chiesa di Gesù; resta sempre giovane, sempre pronta a seguire il suo Signore.