Il Timore di Dio
Padre Ubaldo Terrinoni, O.F.M. Capp.
Aprile 2007

1. Un eloquente e grazioso episodio
 Il gionalista francese André Frossard, autore del bestseller «Dio esiste io l'ho incontrato», chiese un giorno a Giovanni Paolo II: «Santità, lei come prega?». Il Papa rispose: «Verso i dieci o dodici anni, ero chierichetto, ma non molto assiduo né molto diligente. Mia mamma già non c'era più... Fu mio padre che, essendosi accorto della mia negligenza, mi chiamò e, con un atteggiamento estremamente serio mi disse: "Tu non sei un bravo chierichetto. Tu non preghi abbastanza lo Spirito Santo per avere i suoi sette doni, devi pregarlo".
 E mi mostrò una preghiera per ottenere questi doni. Non l'ho più dimenticata. Anzi dopo quell'incontro, ho preso a recitarla tutte le mattine. Fu una vera lezione di vita per me, più forte e più durevole di tutte quelle che ho potuto ricavare in seguito dalle letture e dagli insegnamenti che ho ricevuto da altri. Il risultato di quella lezione è anche la mia enciclica sullo Spirito Santo».
 Il Timor di Dio!
 Questo prezioso dono dello Spirito Santo lo si trova indicato sovente nella letteratura biblica: è presente nel libro del Deuteronomio (Dt 10,12.20), negli scritti sapienziali (Pro 14,2; 15,33; Qo 1,11.20) nei Salmi (Sal 25,12-14; 33,18-19, 34,10-12) e nei Profeti (Ger 32,40). Il testo fondamentale è quello di Isaia 11,1-3, dove troviamo elecanti i sette doni:
 «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,un virgulto germoglierà dalle sue radici.
 Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza,
 spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore».

2. I due aspetti essenziali del timore di Dio
 Nell'esperienza religiosa, il timor di Dio evidenzia due elementi fondamentali: il tremendum e il fascinosum, base e premessa di ogni autentica espressione di pietà e di devozione: il primo sottolinea la trascendenza, la grandezza, la maestà, la misteriosità di Dio, il suo essere totalmente Altro, che sconvolge la pochezza e la miseria dell'uomo; proclama l'inquetante ineffabilità divina, alla quale non è lecito avvicinarsi senza sciogliersi i calzari (Es 3,5).
 E tuttavia, il tremendum non dice la paura vile che uccide l'amore, né il timore dell'ira di Dio e dell'inferno, ma esprime lo sgomento dell'uomo di fronte alla grandezza e onnipotenza di Dio. Dinanzi a lui il Sinai tremò fin nelle sue profondità, fumò e si scosse fra tuoni, lampi e fulmini per circondare e velare il Signore delle altitudini (Es 19,18; 20,18); dinanzi a lui Adamo si nascose (Gen 3,8-10), gli angeli si prostrano e adorano (1Pt 1,12), i monti si dissolvono come cera (Sal 96,5); Pietro prega l'Uomo-Dio di allontanarsi da lui perché è peccatore (Lc 5,8). Resta perciò l'abissale distanza tra il "Tutto" di lui e il "niente" dell'uomo.
 Il fascinosum, al contrario, esprime la profonda felicità dell'uomo nel sentirsi oggetto delle attenzioni di Dio, nel ritrovarsi amato, desiderato, guardato e seguito costantemente da lui. L'uomo sa e sente in tutto il suo essere un intimo e inappagabile bisogno di Lui, vive una struggente nostalgia di Dio ogni qualvolta si smarrisce nei labirinti del male e del peccato, ricorrendo a feticci. Sa e sente che non può vivere senza di Lui.
 Sant'Agostino, nelle sue Confessioni ha reso con mirabile e rara concisione l'esperienza vitale del duplice aspetto del timor di Dio: «Ho spavento di te e ardo d'amore per te. Ho spavento di te in quanto ti sono dissimile; ardo per te in quanto ti sono simile» (Conf. XI, 9). Lo spavento è lo sfondo sul quale si proietta la parte migliore dell'uomo che è il suo amore per il Signore. Il fascinosum però non ha nulla di emotivo o di sentimentale, ma dice profondo rapimento per la grandezza e l'amabilità di Dio.
 Dunque, il tremendum e il fascinosum sono due forze che determinano un atteggiamento di estremo rispetto religioso: una forza è centrifuga, l'altra è centripeta, una atterra, l'altra attrae, una respinge, l'altra avvince nell'abbraccio. Dio appunto è l'una e l'altra cosa insieme. Egli è "l'oceano" immenso e spaventoso e misterioso eppure incantevole, che affascina e inquieta, invita e terrifica per gl'insondabili abissi. Egli è il "pianeta" maestoso e misterioso che illumina e riscalda; è il "vulcano" di luce e di vita, avvolto dalle tremende tempeste. E l'uomo è il minuscolo satellite che è felice di roteare attorno all'unico "sole" in perenne beatitudine.
 Dunque, il timor di Dio non è sinonimo di spavento e di paura; esprime invece il sentimento sincero e trepido che l'uomo prova di fronte alla grandezza di Dio, di fronte alla sua onnipotenza, misteriosità e trascendenza. E vive e celebra i momenti oranti in profondo atteggiamento di amore, di religiosità, pietà, devozione, slanci gioiosi e generosi...
È un vero errore spirituale perdere questo giusto rapporto con il Signore e scadere poi nell'abitudine, nell'eccessiva familiarità, nella sciatteria, nella superficialità, nel pressapochismo. Qualcuno ha scritto con verità ma anche con mordace ironia: «Chi non rispetta Dio, finisce con calpestare gli uomini». Questo prezioso dono dello Spirito Santo ci ricorda un altro impegno umile e tanto importante: il dovere di non dire sciocchezze su Dio, ma di presentarlo con verità e competenza. Per cui, Dio non è il guastafeste perennemente adirato, il giudice inappellabile che è pronto a cogliere l'uomo in fallo per castigarlo. Tutt'altro!
 Dio, il Dio biblico è amabile, benevolo, pieno di tenerezze e di premure per noi, sempre pietoso e misericordioso, lento all'ira e ricco di grazia. È un Dio che crede nell'uomo e vuole che sia l'uomo protagonista delle sue scelte e del suo cammino spirituale. È un Dio discreto che, per amore, sa attendere pazientemente con fiducia e a lungo, non si stanca mai dell'uomo e delle sue infedeltà, anzi è sempre disposto a cominciare da capo, a ripartire da zero. È un Dio che si lascia crocifiggere per amore e perdona largamente i suoi crocifissori.