Lo Spirito Santo «Dono»
Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp.
Ottobre 2007

1. Lo Spirito "dono" abbondante per tutti
 La dottrina classica dei Padri del Magistero ecclesiastico insegna che tutto ciò che Dio-Trinità compie ad extra è comune alle tre divine Persone e nello stesso tempo, è riferito all'una o all'altra Persona. L'"appropriazione delle opere" però non dice esclusione delle altre, bensì solo somiglianza con la proprietà personale che contraddistingue una Persona dalle altre. Così per esempio, la creazione è riferita al Padre, perché è proprio del Padre essere il principio, e tuttavia è opera di tutta la Trinità. Parimenti, la sapienza è appropriata al Figlio, perché questi procede dal Padre come Verbo-Parola. Così pure la bontà è riferita allo Spirito Santo, il quale procede come Amore, e la bontà è una manifestazione dell'amore. Queste opere sono di tutta la Trinità, perché le Persone divine sono un solo Dio, per cui "le loro operazioni sono inseparabili". Lo Spirito Santo è Amore e Dono incessante, reciproco del Padre e del Figlio (ad intra) e Dono del Padre e del Figlio agli uomini (ad extra). È proprio attraverso lo Spirito che noi riceviamo questo "dono" dall'Alto, che ci rende figli di Dio. Il Nuovo Testamento, particolarmente nel libro degli Atti, presenta la terza Persona della Trinità come "dono" di Dio.
At 2,38 «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo»
At 8,20 «Pietro rispose a Simon Mago: "Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio"».
At 10,45 «I fedeli circoncisi si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo».
At 11,17 «Se Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
 Il corrispondente termine greco dice la gratuità, e prescinde completamente dai meriti e dalle pretese dell'uomo, perché è lo Spirito che «lo distribuisce a ciascuno come vuole» (1Cor 12,11). Perciò, è iniziativa che non viene dall'uomo, "dal basso", ma "dall'alto", viene da Dio. È Dio che suscita nell'uomo il desiderio ed è ancora lui che rende possibile l'accoglienza del dono. È un autentico frutto dell'amore divino.
 Il "dono" poi conferisce pieno significato alla vita del cristiano e lo eleva a destini più alti, spirituali. Il cristiano però non deve cedere a nessuna impennata di orgoglio, perché deve restare sempre chiara in lui la certezza di aver ricevuto un dono immeritato. Anzi tutt'altro che farsene vanto, egli dovrà impegnarsi, in tutta la sua vita, a corrispondere in un progressivo slancio.
È nell'evento della Pentecoste che lo Spirito Santo viene donato alla comunità cristiana. È qui che si ha una manifestazione forte del "dono di Dio" (At 2,1-13). È un dono elargito "senza misura" (Gv 3,34), è effuso abbondantemente conferma Paolo: «L'amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
 Il verbo greco rimanda all'immagine dell'acqua "versata o rovesciata in abbondanza, in modo straripante". Si riferisce al dono divino straordinariamente sovrabbondante: è come un bagno spirituale nel quale si è immersi (At 1,5; 11,56). Nel linguaggio biblico non ricorre il sostantivo effusione, però si trova usato il verbo "effondere" per esprimere la comunicazione della potenza divina che sopraggiunge dall'Alto e che investe pienamente il credente. Il sostantivo latino ef-fusio vuol dire quindi "effusione, inondazione, invasione".
 Con il termine ef-fusio viene sottolineata la sovrabbondanza del dono dello Spirito. È così abbondante come abbondante fu il vino distribuito al banchetto nuziale di Cana (Gv 2,7), come il buon pastore dona la «vita perché l'abbiano e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10), come sovrabbondante fu il pane moltiplicato da Gesù per la folla indigente (Gv 6,12-13). Dunque, nel momento del grande evento della Pentecoste, lo Spirito Santo non si è riversato con misura, bensì con generosità straordinaria e sorprendente.
  Al riguardo, mi pare degna di attenzione la precisazione del Lagrange, il quale afferma che, nell'Antico Testamento, l'intervento dello Spirito era intermittente, discontinuo, «per così dire sporadico, come un soccorso fornito da Dio nelle grandi circostanze. Invece, dopo che Gesù sarà stato glorificato... ci sarà lo Spirito; i credenti ne saranno animati; e si spanderà ovunque con abbondanza; e sarà uno stato normale essenziale della nuova economia instaurata dall'Incarnazione e dal Sacrificio di Cristo».

2. Tre importanti precisazioni
 L'evangelista Giovanni, riferendo il discorso di Gesù in cui annuncia il Paraclito, precisa tre preposizioni che, nella teologia giovannea, rivestono una particolare portata teologica-spirituale: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,15-17). Dunque è un ricorso non certo causale di tre preposizioni che possiamo evidenziare in un quadro sinottico:
 v. 16 «Egli rimanga con voi»;
 v. 17 «Dimora presso di voi»;
 v. 17 «Sarà in voi»
 Cerchiamo di comprendere il valore teologico delle tre preposizioni alla luce del testo. Nel primo discorso di addio, Gesù rassicura i suoi discepoli garantendo il dono dello Spirito Consolatore, il quale resterà con loro per tutto il corso della storia. Loro, dunque, e la Chiesa dopo di loro, saranno accompagnati e assistiti dallo "Spirito di verità". Con questa presenza permanente, Gesù fa un'allusione discreta alle difficoltà che verranno e che saranno sperimentate dai discepoli come pure all'opposizione di cui essi sapranno trionfare. Perciò, fin da adesso lo Spirito riceve anche il titolo di paràcletos, cioè "Difensore". Essi, a differenza del mondo, sono nelle disposizioni felici per accogliere questo dono del Padre.
 Lo Spirito inoltre "sarà in loro". Esprimerà una presenza interiore. La singola persona del discepolo sperimenterà nel proprio intimo la reale e segreta azione del Paraclito; egli sarà il nuovo principio motore del suo pensare, valutare, scegliere, agire in modo nuovo. L'Ospite divino non sarà inerte, passivo; al contrario, sarà dinamicamente attivo, per cui tutto ciò che i discepoli compiranno avrà lo Spirito come fonte, come origine. Ogni anelito al divino ogni passo verso la verità, ogni gesto di carità avrà Lui come principio ispiratore.
 Nel discorso d'addio di Gesù, parlando del dono divino che ha promesso ai suoi, Egli si appella ad un verbo al presente che precede la preposizione presso: «Egli dimora presso di voi». Come mai? Qual'è la portata di questo presente? Gesù vuol dire che lo Spirito è già presso di loro, perché è presente e agisce nella Persona e nella missione di Gesù stesso. «Questa esperienza dello Spirito, questa conoscenza ancora rudimentale ed implicita che essi hanno, è una condizione sufficiente perché possano a loro volta ricevere il dono dello Spirito».