Lo Spirito Santo e l'evangelizzazione
Testo tratto da una conferenza di Mons. Fiorino Tagliaferri
Gennaio 2008

 Che cos'è l"evangelizzazione" E cos'è l'evangelizzazione oggi dentro le culture del nostro tempo, dentro l'umanesimo del nostro tempo?
 Per rendercene conto, vale la pena che ci richiamiamo ad un'affermazione di Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica Tertio Millennio Adveniente, il vademecum che ci ha accompagnato nel cammino verso il Giubileo del 2000. In questo documento il Papa ci fa notare come il cristianesimo si differenzia dalle altre religioni. Nel cristianesimo non è soltanto l'uomo a cercare Dio (caratteristica di tutte le religioni è l'uomo alla ricerca di Dio): qui è Dio che viene in persona a incontrare l'umanità. E l'evangelizzazione è l'annuncio di questo avvenimento, portare la notizia di questo evento in atto. Incominciò dall'eternità, da quando Dio lo pensò, e quindi da sempre. È diventato storia da quando, per opera dello Spirito Santo, Dio è diventato uomo. Evento sorprendente: Dio diventa uomo. Nell'enciclica che egli dedica allo Spirito Santo, l'enciclica del 1986 Dominum et Vivificantem - lo Spirito Santo che è il Signore e dà la vita, come diciamo nel Credo -, il Papa sostituisce alla parola "Incarnazione", che forse è una parola difficile da capire, con la parola "umanizzazione": Dio che diventa uomo. Ne è artefice lo Spirito Santo, quello Spirito Santo che, come soffio di vita, aleggiò sul volto di quella sagoma informe che era il primo uomo, facendolo diventare Adamo. Quello stesso Spirito Santo ha fatto sbocciare dentro la femminilità verginale di Maria, l'Uomo-Cristo, questo Germoglio, questo palpito umano nel quale vibrava l'infinito di Dio. L'infinito che si fa piccolo embrione: capolavoro dello Spirito Santo.
 Dio non solo va in cerca dell'uomo, ma diventa uomo; entra dentro la struttura del vivere umano e poi, adulto, sulla croce, ricapitola in sé tutte le esistenze umane. Le ricapitola in sé con i loro pregi e i loro vizi, con le loro gioie e i loro lutti, con tutte le nascite, tutte le morti, tutti gli egoismi, tutte le generosità: tutte le vite umane e tutte le componenti di ogni vivere umano. Ricapitola in sé queste vite umane e le fa diventare, sostenuto dallo Spirito Santo, offerta al Padre. È lo Spirito Santo che ha dato la forza all'umanità di Cristo di compiere questa riconsegna di tutto il vivere umano al Padre. La morte di Cristo non è la fine della vita, ma è tutto il vivere umano, tutte le vite umane con tutte le loro componenti di bene e di male che, riassunte nel suo vivere, si fanno offerta, si riconsegnano al Padre per risorgere nuove dal suo sepolcro aperto.
Adamo fuggì da Dio: questa è la disumanizzazione all'origine della storia umana. Più che la disobbedienza di Adamo, è il suo fuggire per nascondersi da Dio. È allora che il vivere umano perde la sua significanza.
 Sostenuto dallo Spirito Santo, Cristo si fa offerta nella quale sono riassunte tutte le vite umane che vengono riconsegnate al Padre. Lo dicono i Sacerdoti nella preghiera che recitano durante la Celebrazione Eucaristica prima della Comunione: «Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che per volontà del Padre e con l'opera dello Spirito Santo morendo hai dato la vita al mondo...». Lo Spirito Santo, come è l'autore del nascere uomo del Verbo, così, nella morte di Cristo, fa sì che questa non sia la fine della vita, ma il riscatto. Per questo, risorgendo, il Cristo ha meritato di comunicare il suo stesso vivere divino a tutti gli uomini e donne che sono disposti ad accoglierlo.
 Il Cristo Risorto è sempre Dio-Uomo, Dio umanizzato, anche se la sua umanità è libera dai condizionamenti del tempo e dello spazio: «è lo stesso ieri, oggi e sempre», non invecchia, è ovunque e continuamente. Questo è il grande avvenimento "quotidiano", di cui gli strumenti della comunicazione sociale non ci danno notizia, ma è fatto vero, di tutti i giorni, anzi di ogni momento. In ogni ambiente, ovunque è un uomo, una donna, un essere umano, Cristo Risorto, Cristo vivo comunica le sue risorse del vivere divino: le comunica ad ogni uomo o donna.
 Su questo evento sembrano farsi pensosi anche non pochi uomini della cultura seria, i quali si dichiarano non credenti. Uno di questi, Ernst Bloch, parla di Gesù come colui che «è vicino a ognuno di noi come nessun altro, questo Gesù che viene a chiamarci per nome». È la conferma di un non credente ad un pensiero comune a S. Agostino e S. Bonaventura: Dio più intimo ad ognuno di noi di quanto ognuno di noi non lo sia a se stesso.
 Questa intimità del vivere divino dentro il vivere umano di chi accoglie Cristo è opera dello Spirito Santo, che Cristo stesso ha meritato e promesso per tutti. Lo Spirito Santo ha fatto diventare Dio uomo. Lo Spirito Santo ci fa diventare figli di Dio.
 L'enciclica di Giovanni Paolo II sullo Spirito Santo Dominum et vivificantem, già ricordata all'inizio, è uno dei documenti dottrinali tra i più belli e i più chiari del magistero di Giovanni Paolo II. Ci sono pagine e frasi stupende sullo Spirito Santo: «espressione personale del donarsi di Dio», «Dio che esiste a modo di dono», «Persona-dono», «Persona-Amore», nell'assoluto mistero di Dio Uno e Trino è «il soggetto dell'autocomunicazione di Dio».
 È lo splendido mistero di Dio che si fa conoscere venendoci a cercare. L'unico Dio, attraverso le sue espressioni Personali, si fa conoscere nel momento in cui si mette a nostra disposizione; si fa conoscere come autore della vita: il Padre; si fa conoscere come il Dio diventato uomo: il Figlio; si fa conoscere come il Dio che ci mette a parte delle sue stesse risorse di vita: lo Spirito Santo. Finché viviamo nel tempo, queste risorse sono, per così dire, avvolte, coperte dalla cenere, potenziali in embrione, germogli iniziali. Ma la nostra vera grandezza sta in questo potenziale di divinità che germoglia dentro la nostra struttura. Non sono sogni, non sono invenzioni: come avremmo potuto inventarle se Gesù non ce le avesse fatte conoscere?
 Del resto la cultura contemporanea, anche quella non propriamente religiosa, credente, le prende in considerazione almeno come ipotesi. Per la cultura che non ha consentito all'adesione alla fede saranno ipotesi, ma sono ipotesi affascinanti. Alcune citazioni: Pär Lagerkvist, premio Nobel di alcuni anni fa: «Qualunque cosa gli uomini facciano, pensino, qualunque cosa credano, il loro destino sarà legato a Dio... La tua anima è pervasa di Lui», e poi esce in una preghiera: «Tu che eri solo prima della solitudine non mi dimenticare; tu che esistevi prima dei monti e delle nubi, prima dei mari e dei venti, non mi dimenticare». Un pensatore russo del nostro tempo, morto nel 1950, Semel Ljudvigovi Frank: «L'uomo è uomo nella misura in cui Cristo entra nella sua vita. Il rapporto con Dio è la caratteristica determinante dell'essenza dell'uomo. Ciò che rende l'uomo uomo, il principio dell'umanità nell'uomo, è la sua divina umanità». E questo è opera dello Spirito Santo. Non è un sentimento, non è nemmeno semplicemente un'operazione: è Lui, Lui ineffabile, Lui incontenibile che si rende espressione personale per entrare dentro la struttura umana. Tutto questo la cultura contemporanea seria è disposta a prenderlo in considerazione in un'epoca in cui anche la fisica si fonda non più soltanto sulle cose che si toccano, si vedono, si sentono, ma sulle radiazioni, sulle particelle sub-atomiche, su ciò che non può essere osservato e provato direttamente.
 Sono testimonianze le quali confermano che lo Spirito Santo è presente nella storia ed agisce «animando gli uomini nell'intimo e facendo germogliare all'interno del vissuto umano i germi della salvezza» (TMA, 45).
 Già l'aveva affermato la dottrina conciliare: «Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua altissima vocazione» (GS, 10). E ancora: «Cristo è morto per tutti e la vocazione totale dell'uomo è una sola, quella divina. Perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale» (ivi, 22).